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Verso un’etica ambientalista

In questi giorni ha ripreso forza la Campagna di pressione su Intesa Sanpaolo accusata di essere uno tra i principali finanziatori d’imponenti opere autotradali, promossa dalla Rete Civica Italiana, Movimento Stop al Consumo di Territorio, Coordinamento Nord Sud del Mondo e numerosissime altre associazioni ambientaliste.

Tra queste manca il FAI e la motivazione è quasi sicuramente legata a una logica conseguenza, in quanto Banca Intesa S.Paolo è partner privilegiato del Fondo Ambiente Italiano.

Il Fai a ottobre ha addirittura organizzato con Intesa l’evento “Alla scoperta del parco agricolo Sud di Milano” per far conoscere i valori e prodotti della campagna. Oltre a Intesa l’altro partner di Fai era Expò 2015 (la manifestazione a servizio della quale si vuole realizzare in fretta e furia il progetto preliminare di riqualificazione della Rho-Monza).
http://www.fondoambiente.it/Attivita-FAI/via-lattea-alla-scoperta-del-parco-agricolo-sud.asp

La contraddizione era già stata portata in evidenza da Marco Preve, uno degli autori de “La Colata”, che ha pubblicato nei giorni scorsi sul suo blog alcune riflessioni legate al rapporto tra le iniziative per la salvaguardia del patrimonio artistico e paesaggistico e i loro sponsor e finanziatori. Alle riflessioni di Marco Preve ha risposto la presidente del FAI Ilaria Borletti Buitoni precisando ad esempio che:”Se dovessimo escludere qualsiasi istituzione che in Italia ha avuto presunte connessioni con chi ha favorito, sostenuto o protetto, percorsi singoli o generali nel paese che non sono andati nella direzione di tutela del territorio, questo presupporrebbe il taglio dalla lista dei sostenitori di tutte le fondazioni bancarie, tutte le banche, gran parte delle aziende medio grandi e la conseguenza sarebbe, probabilmente, la chiusura del FAI.

Purtroppo, nel caso di Banca Intesa non sembra si tratti tanto di fatti presunti quanto di effettive partecipazioni, così come riportato nel dossier che le associazioni ambientaliste che chiedono il boicottaggio dell’istituto bancario hanno pubblicato:

Azionisti di Pedemontana Spa:
68% Milano Serravalle – Milano Tangenziali S.p.A. (52% Provincia di Milano, 18% Comune di Milano)
20% Equiter S.p.A. (Intesa Sanpaolo)
6% Banca Infrastrutture Innovazione Sviluppo S.p.A. (Intesa Sanpaolo)
5% UBI Banca S.p.A.
1% Par. Cop. Soc. Cons. Ar. L.

Azionisti di Bre.Be.Mi Spa:
Autostrade Lombarde SpA 89,650% (39,7% Intesa Sanpaolo, principale azionista)
Impresa Pizzarotti & C. SpA 3,100%
Unieco Società Cooperativa 2,200%
Autostrade Centro Padane SpA 2,075%

Azionisti di Tem Spa:
Autostrade per l’Italia S.p.A. 25%
Milano Serravalle Milano Tangenziali S.p.A. 32% (52% Provincia di Milano, 18% Comune di Milano)
ASAM S.p.A. 14,99% (Provincia di Milano)

Società Autostrada Torino-Alessandria Piacenza S.p.A. 8%
Autostrade Lombarde S.p.A. 8% (39,7% Intesa Sanpaolo, principale azionista)
Intesa Sanpaolo S.p.A. 5%
Provincia di Milano 0.01%

Insomma, in prima fila nel sostegno finanziario alla Pedemontana, alla Brebemi, alla Tangenziale Est Est di Milano e all’autostrada Cremona-Mantova, il Gruppo Intesa Sanpaolo conferma anche così la sua vocazione di banca “di sistema”
Continua la presidentessa Ilaria Borletti Buitoni nella sua risposta specificando che: “Altrettanto, forse, dovrebbero fare altre associazioni ambientaliste che invece si sono identificate con quella o un’altra forza politica perdendo quindi un’indipendenza di giudizio quando si parla di valutazione dell’operato pubblico in questa materia sia localmente che su base nazionale.”

Questo per ribadire comunque l’assoluta indipendenza delle azioni del FAI rispetto agli eventuali sostenitori e l’assoluta trasparenza del proprio operato.
Credo che nessuno metta in dubbio la trasparenza, l’ottimo operato del FAI e la sua indipendenza. Quello che lascia perplessi e stride, è accettare la presenza di un grande finanziatore di opere viarie devastanti come quelle precedentemente menzionate e, contemporaneamente nella propria presentazione dichiarare testualmente: “Ci facciamo portavoce degli interessi e delle istanze della società civile vigilando e intervenendo attivamente sul territorio, in difesa del paesaggio e dei beni culturali.”

Cioè, capiamoci bene magari con un esempio locale concreto. Banca Intesa da una parte finanzia opere come quelle che rischiano di massacrare il nostro territorio grazie alla riqualificazione di tratte viarie come la Rho-Monza e la Milano Meda e contemporaneamente, dall’altra finanzia la salvaguardia e il recupero di edifici e opere d’arte come la chiesetta del Pilastrello che rischiava di trovarsi in mezzo a una rotonda? Mi sembra una situazione abbastanza surreale.

Insomma, simili comportamenti dovrebbero quanto meno far riflettere la presidentessa del FAI sull’opportunità di scegliere/accettare certi supporter a scapito magari di altri come la come Banca Etica www.bancaetica.com e le MAG suggerite nel rapporto dei movimenti ambientalisti.

Con un simile atteggiamento infatti non si può nemmeno criticare le passate scelte di altre associazioni ambientaliste che si erano identificate politicamente, in un’ottica del tipo loro sono peggio di noi.

Insomma, tutta la situazione merita un’approfondita riflessione e soprattutto, evidenzia la necessità da parte dei nuovi movimenti ambientalisti, per evitare gli errori del passato, di rivendicare un’autonomia politica e mostrare il coraggio di scelte forti ma coerenti. Le scelte di convenienza o sopravvivenza, come quelle dichiarate dalla presidentessa del FAI possono condurre a situazioni e contraddizioni piuttosto scomode e controproducenti. Sicuramente un argomento da riprendere e approfondire.

 

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