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Tu vuò fa l’americano

Terminata a malincuore la pausa rigenerativa si torna al lavoro e si riapre il blog. Per iniziare un argomento leggero ma mooolto significativo. Ogni volta che mi trovo infatti a confrontare alcuni meccanismi organizzativi e manageriali italiani con alcuni esempi esteri vengo preso dallo sconforto: un abisso. Un esempio veloce su un argomento apparentemente semplice: gli acquisti online. Deciso a regalarmi un ebook reader la scelta è caduta sul fornitore Amazon.it. Sistema di registrazione veloce e semplice, numerose le modalità di pagamento e possibilità con un minimo sovrapprezzo di avere quanto ordinato entro il giorno lavorativo successivo all’ordine. Possibile???? Proviamo!

Effettivamente alle 16.00 del giorno successivo l’articolo è arrivato con UPS. Nel frattempo era disponibile il tracciamento della spedizione che in qualsiasi momento consentiva di conoscere la posizione del pacco che, con mia sorpresa ho scoperto essere partito dall’Inghilterra, transitando per la Germania. Niente male, un giorno per attraversare l’Europa e arrivare puntuale.
Purtroppo, può accadere (e lì sono personalmente predisposto) che l’articolo presenti qualche difetto in origine e, impossibile da individuare essendo la confezione perfettamente integra. Tremavo già al pensiero di una criptica quanto impossibile procedura di reso.

Sul sito di Amazon invece un’altra piacevole sorpresa: una spiegazione breve, chiara che passo per passo illustrava l’intera procedura. In pratica si è trattato di compilare un banale form per spiegare il motivo del reso e la successiva stampa delle varie etichette da inserire nella confezione, attaccare sul pacco e da tenere come ricevuta.
Dal momento della compilazione era già possibile chiamare il corriere italiano comunicando il numero assegnato automaticamente e concordare giorno e fascia oraria del ritiro, mentre in automatico veniva generato un nuovo ordine con le stesse modalità di quello precedentemente effettuato.

Insomma, per abbreviare il prodotto nuovo è arrivato puntuale il giorno lavorativo successivo, quello difettato ritirato dal corriere italiano e tutto senza spese aggiuntive. E qui l’unica nota stonata dell’intero concerto: il corriere italiano aveva sbagliato a segnare il numero civico 🙁 Vabbè capita, certo è che nell’intero meccanismo cronometrico l’unico ‘topicco’ è stato a casa nostra.

Pochi giorni e un amico mi racconta invece una storia tutta italiana. Un suo parente bolognese ha acquistato in un negozio di una grande catena di elettronica un apparecchio, chiedendo venisse consegnato a Milano. Apparentemente nessun problema e la consegna viene fissata da lì a una settimana. Vabbè, Amazon dall’Inghilterra ci ha messo un giorno con un minimo sovrapprezzo e nel caso gratuito prevede da 3 a 5 giorni. Ebbene, due giorni prima della prevista consegna ha ricevuto un sms dove il corriere avvisava della possibilità di non essere in grado di rispettare la data con il rischio di passare quindi alla settimana successiva 🙁 Più di dieci giorni da Bologna a Milano e date di consegna aleatorie.

Davanti a queste cose mi vengono in mente i numerosi manager nostrani incontrati durante la mia lunga e passata esperienza come consulente: elegantissimi, tiratissimi, interminabili passeggiate avanti e indietro per i corridoi con auricolare e telefonino, e morbosa attenzione ai benefit aziendali. Lasciamo poi stare la passione per i termini più in voga come mbo, brain storming, brunch, meeting, dead line, location e altri. Ho sempre intuito la stessa distanza esistente tra Amazon e la catena di elettronica Bolognese. Sono profondamente convinto che nel nostro paese sia quanto mai necessario un cambio di mentalità, di approccio organizzativo e manageriale in ogni settore.Nel frattempo smettiamola di scimmiottare gli americani e facciamo gli italiani. Quindi domani, invece del programmato brainstorming durante il brunch per definire le deadline, facciamoci due spaghi in trattoria e vediamo di cavare un ragno dal buco 😉

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