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La solitudine dei numeri primi

Ho letto con attenzione le motivazioni con le quali all’interno del movimento nazionale  “Ecologisti e Reti Civiche-Verdi europei” alcuni dei fondatori storici, hanno deciso di abbandonare l’iniziativa alla quale da più di due anni stavano attivamente e proficuamente contribuendo. Quasi contemporaneamente anche la Federazione della sinistra, con motivazioni in parte differenti ha vissuto una scissione analoga.

Si tratta di due realtà differenti, ma la reazione di un eccessivo e ‘scontato’ avvicinamento al colosso PD ha scatenato reazioni analoghe che secondo me meritano di essere debitamente approfondite. L’impressione che ne ho ricavato immediatamente, leggendo le motivazioni delle due scelte, è stata la stessa di quando si avvicina al polo di un magnete un oggetto composto da elementi con caratteristiche non perfettamente omogenee.   Una parte viene inesorabilmente e naturalmente attratta dal polo con il quale è in sintonia mentre l’altra tende ad allontanarsene.

Di solito in questi casi l’oggetto in questione segue uno tra i seguenti comportamenti: la parte in sintonia con il polo d’attrazione è maggioritaria e saldamente legata con le diverse componenti l’oggetto e quindi trascina tutto con sé, il viceversa, oppure forza attrattiva e repulsiva sono in equilibrio e quindi l’oggetto non si sposta oppure ancora, le forze in opposizione sono forti abbastanza da spezzare l’oggetto, lasciando che le diverse componenti seguano la propria natura. Nel caso del movimento “Ecologisti e Reti Civiche-Verdi europei”, almeno al momento, sembra si sia verificata l’ultima situazione.

Dopo lo tsunami che ha sconvolto e ancora sta sconvolgendo il mondo politico italiano si profila un’intensa stagione politica che sfocerà naturalmente nei prossimi appuntamenti elettorali. Nel frattempo il calderone del minestrone politico sobbolle, borbotta e ci si inizia confrontare come ed eventualmente con chi presentarsi all’esame degli italiani.

Che i tempi siano cambiati e che come avvenuto in passato alle prossime elezioni si prospetti un cambio di rotta è abbastanza naturale e i segnali ci sono già tutti. Già a questo punto uno qualsiasi dei partiti esterni al PD e al PDL può identificare con sufficiente precisione quale sarà la compagine che uscirà vincente dalla prossima tornata elettorale e quindi, decidere con motivazioni varie da che parte tendere.

Qualcuno potrà considerare che essendo i propri programmi, finalità, idee quelle in grado di salvare il nostro paese val bene ‘scendere a compromessi’ con il futuro probabile vincitore della tenzone elettorale o quanto meno, cercare di farsi accettare. Purtroppo in Italia la coerenza spesso latita ed è quasi ovvio per qualcuno ipotizzare che all’opposizione non si può concretizzare nulla e che, solo salendo sul carro dei vincitori c’è qualche possibilità di concretizzare il proprio programma.

Peccato che spesso e volentieri l’arroganza, l’ingombranza e la forza dei partiti maggiori poco spazio abbiano concesso ai partiti che questi ragionamenti  hanno seguito, conducendo inevitabilmente alla rottura. Altri si rifanno invece alla storia, collocandosi quasi naturalmente al posto che per anni hanno occupato, quasi che nel frattempo nulla sia cambiato.

Insomma, spesso e volentieri e, nemmeno per cattiva intenzione, ma trovandosi inconsciamente una scusa, si prendono decisioni che andrebbero ponderate, confrontate e contestualizzate. Non so ancora se Domenico Finiguerra, Marco Boschini e Vincenzo Cenname accetteranno l’invito del restante movimento, ritirando le proprie dimissioni o, cosa avverrà a dicembre in occasione dell’assemblea programmatica degli “Ecologisti e Reti Civiche-Verdi europei”, personalmente condivido la scelta e la coerenza di Domenico.

Già altre volte avevo sollevato perplessità analoghe a quelle che stanno alla base della scelta di Domenico Finiguerra che ha dichiarato: “Io non mi alleerò mai con chi è favorevole al TAV, alla modifica dell’art. 18, all’accordo di Pomigliano, alla riforma Fornero, al DDL che introduce il silenzio assenso per costruire in aree protette, agli inceneritori, al finanziamento di scuole e sanità private, al Fiscal Compact, al MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), al mantenimento dei privilegi della casta…

…con chi ha fatto “carne di porco” del territorio, devastando il nostro paesaggio, costruendo o promuovendo autostrade inutili, applaudendo ad eventi come expo 2015, inseguendo il modello di sviluppo che da anni, io, insieme a tanti altri, dichiaro di voler combattere.”

Senza coerenza non ci sarà mai una strada da percorrere, un fine da raggiungere e qualcosa da costruire. Se poi la volontà di mantenere una propria identità e tendere coerentemente alla realizzazione del futuro che si è immaginato significherà trovarsi in opposizione con i vincitori delle prossime elezioni, pazienza. Se effettivamente la visione di un futuro migliore sarà quella giusta, verrà compresa, e quindi verrà naturalmente condivisa da sempre più persone, un giorno farà sicuramente la differenza.

Attenzione che coerenza non implica chiusura totale, immobilismo, arroganza o superbia, ma semplicemente un sistema per valutare insieme di volta in volta tra le strade possibili che conducono al medesimo risultato quale si può percorrere insieme. A volte non sarà la più facile o la più rapida ma è fondamentale che conduca alla meta.

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