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La corazzata Italia alle grandi manovre

scacchiAl di là di come la si possa pensare e della singola appartenenza politica o ideologica, credo non si possa non ammirare la fine strategia che si è concretizzata politicamente tra venerdì e sabato nella rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica.

In effetti si era all’impasse ed era abbastanza difficile scorgere una soluzione ‘elegante’ all’intricata situazione. Inutile girarci intorno, la partita vera si giocava a tre, la compagine montiana e Sel nella tenzone valevano come il due di picche quando briscola è fiori. Per il PD, dopo aver bruciato il ponte con il centrodestra rappresentato da Marini, restava quello con il M5S rappresentato da Rodotà.

Molti i cartelli e i proclami che chiedevano ‘Perché no Rodotà’?. Penso che la risposta sia piuttosto evidente: per come è stato ‘im’posto il candidato. Grillo precedentemente aveva abbondantemente pubblicizzato il suo fine ultimo di spedire tutti a casa e per come si erano messe le cose era a un passo dal riuscirci.

Puntando ad oltranza su Rodotà e obbligando di fatto a votarlo come unica chance per il centrosinistra di ‘sfangarsela’, obbligava di fatto il PD a sottoporsi a una sorta di ‘forche caudine’ senza comunque la garanzia scritta di NON tenerlo in ostaggio nel proseguo.

Tre i protagonisti e tutte le vie di fuga chiuse. Per la bruciatura di Marini il centrodestra non avrebbe mai appoggiato un candidato proposto dal centrosinistra e viceversa. Per le implicazioni sottintese il PD non si sarebbe mai ‘consegnato al M5S, tantomeno lo avrebbe fatto il centrodestra.

Stavolta si sarebbe potuti andare effettivamente avanti ad oltranza con inimmaginabili danni all’intero paese.

Scegliere infine il candidato condiviso nella figura di Napolitano trovo sia stata una mossa strategica impeccabile, tanto per l’apparente imprevedibilità quanto per le possibili ripercussioni positive che potrà avere.

Rieleggere in questo modo Napolitano ne rafforza sicuramente il potere nei confronti dei partiti che si sono trovati costretti a elemosinarne il ritorno in campo, gli permette di dar quindi seguito a quanto indicato dai famosi dieci saggi dando un senso all’investimento fatto nell’attesa del suo successore, consentirà di effettuare immediatamente le riforme indispensabili e ormai da troppo rimandate, garantirà la continuità istituzionale durante l’intero periodo. Sicuramente, con le nuove condizioni la necessaria sicurezza e stabilità per realizzare quanto indispensabile e sempre rimandato, dovrebbe essere garantita dal fatto che il primo dei partiti che hanno in qualche modo imposto la soluzione dovesse mettersi di traverso, sancirebbe il proprio suicidio alle successive elezioni.

Insomma, effettivamente con un abile coup de théâtre (piuttosto che il denunciato coup d’État) si è riusciti nell’impresa di salvare i proverbiali ‘capra e cavoli’.

Fatto quanto necessario torni la parola al popolo. Vero è che tra le riforme indispensabili, per finirla definitivamente con certe imbarazzanti situazioni, si dovrebbe anche arrivare all’elezione popolare del Presidente della Repubblica che deve rappresentare una figura scelta e voluta dal popolo e non dai giochi di potere di tre o quattro segretari di partito.

Diifficilmente negli ultimi periodi mi sono trovato ad ammirare le azioni della politica ma questa volta, non posso fare a meno di riconoscere la sottigliezza e l’eleganza della manovra.

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