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A chi servono i rigurgiti nazisti?

In questi giorni, come sarà accaduto a molti, sono stato travolto da una valanga di messaggi, annunci, vignette, messaggi social, pubblicazioni farcite di scene apocalittiche, rigurgiti di nazismo e tempi oscuri, bambini in gabbia, campi di concentramento, immigrati italiani, cuccioli di foca presi a bastonate e chi più ne ha più ne metta.

Nemmeno la recente obbligatorietà di comunicazione delle mutate condizioni dei dati personali  imposte dal nuovo GDPR  (General Data Protection Regulation) relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali – ha raggiunto simili livelli in fatto di numerosità di annunci e avvisi.

Nonostante tutto, il GDPR (non fosse altro per contiguità di competenze) mi resta sicuramente più chiaro rispetto a quanto ha cercato di comunicare lo tsunami di annunci pre-apocalittici dedicati alle ultime proposte dei leader governativi, Salvini in particolare.

Sostanzialmente, credo che Salvini abbia espresso recentemente la necessità di venire a conoscenza di chi effettivamente si trova all’interno dei campi Rom e di quale sia il relativo stato civile e penale. Tutto qui quindi? La sostanza dell’azione suggerita dovrebbe portare a questo risultato o no? A ‘pompare’ la cosa credo sia il fatto che la richiesta si indirizza a una ben precisa etnia e qui, anche senza conoscere i fatti storici, la gente reagisce di pancia ritornando allo spauracchio delle leggi razziali. Qui invece credo ci si stia riferendo al buonsenso e all’applicazione corretta delle semplici e basilari leggi italiane, validi per tutti i residenti del ‘Bel Paese’.

Ripensando a tutte le vicende che hanno riguardato azioni intraprese da ‘ospiti’ dei campi Rom, ogni volta è un calvario per sapere se i responsabili potevano essere effettivamente presenti in questo o quell’insediamento, passavano da un campo all’altro, venivano coperti dall’omertà e aiutati nell’espatrio oppure, quando si è presentata l’occasione, si veniva a scoprire che buona parte dei minori presenti nei campi non frequentavano la scuola perché venivano utilizzati dai genitori nelle attività di accattonaggio.

Ora o un campo nomadi ha i requisiti per essere considerato a livello legislativo uno stato autonomo o per vari motivi vi si possono applicare particolari normative oppure, si deve adattare alle legislazioni del paese nel quale risiede. Differenti abitudini, tradizioni e stili di vita? Bene, a meno che non violino le leggi dello stato di residenza. Non è che le leggi Italiane sono nate da una notte insonne di un qualche perfetto sconosciuto che aveva esagerato con la trippa, forse se sono state promulgate e sono adottate da anni un senso l’avranno.

Qui NON si tratta di leggi create ad hoc per una particolare etnia bensì di una semplice richiesta di regolarizzazione con le leggi vigenti. Ben diverso credo dalle tristi leggi razziali che furono e di cui molti, senza nozione e competenze hanno abusato sui social.

Stesso discorso vale per i profughi che approdano sulle nostre coste. La presa di posizione del neo governo ha provocato un’ondata di sdegno tradotto in pubblicazioni incontrollate di post sui social più blasonati dove, spesso e volentieri si son mischiate situazioni extracomunitarie come quella dei bambini Messicani in USA e diagrammi o statistiche imprecisi perché utilizzati fuori contesto. Insomma, un gran polpettone di situazioni tra loro estranee, imprecise e dettate dall’istinto di pancia momentaneo.

Purtroppo, anni di governo pro-tempore a tinte rosse non sono riusciti a stabilire un protocollo valido e sostenibile per una corretta accoglienza e gestione dei migranti. Gli scarsi controlli e l’affluenza superiore alle capacità di controllo e gestione, hanno fatto in modo che i centri di accoglienza siano veri e propri colabrodo attraverso i quali gli ospiti possono allontanarsi indisturbati, senza sapere dove approderanno, anche se è facilmente intuibile che i più finiscano nelle mani della malavita o a ‘lavorare’ come schiavi.

Chiedere quindi che il flusso migrante venga affrontato e gestito a livello europeo o che l’Italia venga aiutata dagli altri membri della comunità a gestire correttamente il fenomeno è un crimine? Non meniamo tanto il can per l’aia, più volte Malta ha detto di no, ignorato i barconi di passaggio e chiuso i porti. Malta non ha mai suscitato il clamore dell’Italia che ha alzato la voce a livello europeo. Come mai?

Tra tutti i diagrammi e i messaggi diffusi, quello che mi sembra più significativo per il discorso in questione è quello che rappresenta il numero di rifugiati per mille abitanti nei diversi paesi europei. Questo diagramma nella maggior parte dei casi è stato semplicemente preso e ripubblicato senza alcun approfondimento o ragionamento da parte dei più, se non arricchito da qualche frase sdegnata. Una vera e propria reazione di pancia senza il tempo di porsi qualche semplice basilare domanda. La differenza tra rifugiati riconosciuti e clandestini sconosciuti?

Personalmente ho conosciuto molti esempi nei quali i nostri connazionali e i rifugiati riconosciuti hanno avviato reciproche e proficue collaborazioni. Un esempio su tutti i gestori delle strutture alberghiere che ospitando i rifugiati hanno potuto comunque valorizzare la stagione invernale, normalmente improduttiva e, conoscendo i vari ospiti, durante la stagione estiva sono stati in grado di fornirgli un lavoro regolare e giustamente retribuito.

Insomma, il clamore, le fake, le reazioni isteriche e l’utilizzo promiscuo e inopportuno di testimonianze storiche immagino possano avere un obiettivo preciso e una regia. Nel complesso, il clima generale ha infatti assunto le caratteristiche di una chiamata alle armi da parte di una sinistra italiana in grave difficoltà. In un momento di crisi totale, frammentata e uscita con le ossa rotte dalle ultime elezioni, quale sistema migliore se non quello di rispolverare le vecchie ideologie, le motivazioni primigenie alla nascita del movimento, l’appello alla pancia dei sostenitori, la lotta allo straniero, una vera e propria chiamata alle armi?

Mai come l’appello a stringersi a coorte intorno ai valori basilari della sinistra italiana può spazzare in un battito di ciglia contorti (ma corretti) ragionamenti sulla necessità di cambiare, di adattarsi ai mutamenti, di mettere in discussione alcuni dei principi costituenti o di scegliere come crescere per adattarsi alle mutate esigenze dell’elettorato.

E’ sempre stata la via più facile. Invece di crescere, adattarsi, mutare, meglio restare tenacemente e pervicacemente aggrappati a una bandiera. Purtroppo è necessario crescere, comprendere e adattarsi ai nuovi scenari senza essere continuamente zavorrati da un passato nobile sicuramente, denso di valori importanti ma che necessitano ora di essere coniugati in chiave moderna.

In questi ultimi anni la sinistra al governo ha messo mano con danni inoppugnabili e inenarrabili alla previdenza, all’istruzione e all’occupazione. Stiamo parlando ovviamente della ‘buona scuola’ che ha messo alle corde la disponibilità di docenti e favorito un devastante, quanto caotico flusso migratorio nord-sud.

Stiamo parlando della ‘legge Fornero’ che ha generato un esercito di esodati senza arte ne parte, troppo giovani per andare in pensione ma troppo vecchi per essere utilizzati nel moderno mondo lavorativo. Alla fine il Renziano Jobs Act ha dato la spallata decisiva a tutto il sistema. Insomma, la rossa ‘dirighenzia’ nella maggior parte degli scenari ha mostrato di non avere le basi e le competenze, cercando di raggiungere o comunque, forzare compromessi anacronistici e improponibili. E’ questo che alla fine ne ha decretato l’implosione.

Non è prospettando scenari apocalittici, fomentando le masse simpatizzanti o preparando la neo resistenza sulle colline, adunati sotto al vessillo con falce e martello che la sinistra risolverà le proprie esistenziali  contrapposizioni. Bisogna crescere, adattarsi, studiare, riconoscere che molte cose sono cambiate ed evolversi consapevolmente. Per una volta si lascino falce e martello appese in garage e quando si riceve un diagramma che riporta statistiche relative ai rifugiati o un post con foto anacronistiche, prima di cliccare istintivamente sul pulsante della condivisione, ci si faccia prendere dalla sana curiosità di approfondire le fonti, la provenienza e il contesto. Solo così si potrà fare la differenza tra un gregge e una guida.

 

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