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Paderno Dugnano:l’Italia che cambia

emigrante.jpg Oggi su Repubblica è stata pubblicata una lunga missiva che il direttore generale dell’Università Luiss di Roma ed ex d.g. della Rai, Pier Luigi Celli, rivolge al figlio che si appresta a terminare gli studi universitari.

Pier Luigi Celli invita il figlio che sta per terminare gli studi ad abbandonare l’Italia dichiarando che “… Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio …”.

E’ una lettera molto dura, ma chi ha vissuto in prima persona certe realtà del nostro paese, suo malgrado è costretto a trovarsi d’accordo con quanto scrive Celli. La missiva è amara già nel titolo: “Figlio mio, lascia questo Paese”. Continua poi nella parte iniziale: “Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio”.

Purtroppo ne conosco tanti di casi concreti per non essere almeno in parte d’accordo con Celli.  Negli annunci di lavoro si cercano giovani max. 35 anni con esperienza. Spesso i laureati si trovano costretti a lavorare con stipendi assolutamente non proporzionati alle capacità e all’investimento fatto negli studi. Altri brillanti laureati vivono l’intera carriera lavorativa passando da una borsa di studio all’altra.

Solo l’altra sera (non mi ricordo la trasmissione) hanno fatto un parallelo tra Italia e Spagna. Il servizio riguardava un paese in Italia dove si producono piastrelle. Inizialmente 4.000 impiegati in tale industria. Ora poco più di 10 . Ufficialmente negli uffici comunali risultano in mobilità in 400. E gli altri? Tutti fantasmi dei contratti a termine e interinali.

In Spagna, simile situazione, lo Stato ha affiancato le aziende per incentivare il prepensionamento e lasciare i posti ai giovani. La motivazione è che i giovani se hanno un lavoro fanno progetti e spendono mantenendo attiva l’economia.

Tornando alla lettera di Celli mi chiedo in quante molte altre realtà i fantasmi dei contratti a progetto e gli interinali sono neolaureati costretti a ‘prostituirsi’ intellettualmente per poter sopravvivere. Le maglie per il controllo e la valorizzazione della professionalità nel nostro paese sono troppo larghe e permettono situazioni di sfruttamento. Quante aziende si tengono per anni i lavoratori a progetto, garantendo il minimo legale di interruzione tra un contratto e l’altro? Perchè non assumerli? Semplice, perchè alle condizioni attuali gli costerebbero troppo.

 Una volta le famiglie facevano sacrifici e salti mortali per garantire ai figli la possibilità di laurearsi. Un figlio laureato era una ricchezza che ripagava abbondantemente degli sforzi investiti. La frase fatidica era: “studia che così avrai un futuro”. Come sono cambiate le cose da allora 🙁

Celli calca la mano e denuncia una situazione veramente desolante, quella di un paese che valorizza maggiormente le futilità, il vuoto, il superfluo, le chiappe al vento, i paraculi e i raccomandati. Tutto questo a scapito del valore effettivo, delle capacità individuali, della creatività e delle potenzialità del singolo.

Purtroppo è così e chiunque di noi sa che può tranquillamente fare nomi e cognomi di parenti, amici, conoscenti che stanno pagando questa situazione. Perchè i migliori cervelli del nostro paese se ne vanno all’estero? Sono persone valide i cui brillanti risultati vengono riconosciuti a livello mondiale e che nel nostro paese non sarebbero stati in grado di raggiungere perchè non ne avrebbero avuto i mezzi. Se gli andava bene si sarebbero trovati a lavorare con contratto a progetto in qualche centro di ricerca, decapitando ratti solo per riconfermare per l’ennesima volta i dati già pubblicati anni prima.

Che amarezza. Forse, forse, ma forse la nuova direzione imboccata da Mariastella Gelmini, per quanto la si voglia osteggiare, almeno a livello universitario potrà portare a una svolta. Ma si tratta dell’intervento solo su uno dei piccoli ingranaggi dell’intero meccanismo. La situazione è molto più complessa e intricata. E’ necessario e indispensabile intervenire contemporaneamente su tutti gli ingranaggi del meccanismo, altrimenti l’azione intrapresa solo su uno può grippare il tutto.

Purtroppo l’Italia è cambiata e in peggio. Ora, a differenza di una volta i genitori spingono i figli a cambiare aria per trovarsi un futuro.

Qui, il testo completo della lettera di Celli al figlio.

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