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Succede in Italia (puntata n° 2)

crisi-italiaTangenziale: la grande roulette russa di ogni mattina. Libera? Oggi sembra di si, forse andrà bene ed eviterò l’ennesimo ritardo.  Magari arrivo prima e mi prendo anche  il caffè. Azzz, sembrava troppo bello ecco la maledetta coda. Vabbè consueta rassegnazione e la radio a fare compagnia.

Nel frattempo 1, 2, 3 macchine a velocità sulla corsia d’emergenza. 4,5,6 Boh, forse avranno fretta, probabilmente non hanno ancora preso il caffè, 7,8, magari hanno un lavoro più importante del mio (in effetti ci vuole poco) oppure, 9, sono persone molto importanti che viaggiano in incognito.

Eh già, sarebbe bello essere importanti come loro e avere un lavoro che salva il mondo per cui sei autorizzato a viaggiare sulla corsia d’emergenza mentre tutti gli altri sono costretti in fila. Pazienza, poco per volta ci si muove, ecco la prima rotonda. Mmmmmm, ecco anche i dubbi atroci. Io mi ricordavo che si usciva stando a destra mentre forse hanno ragione tutti quegli automobilisti che occupano il centro della rotonda per uscire insieme a me. Vero che così bloccano tutta la rotonda ma forse le cose sono cambiate ed è arrivato il momento di ripassare la teoria. Stasera devo ricordarmi di passare alla scuola guida a chiedere. Un ripasso non fa mai male.

In ogni caso meglio lasciarli passare perché stanno giustamente suonando e insieme a loro tutti quelli che volevano continuare nella rotonda. Voglio mica prendere la multa, del resto ho sbagliato io. O no? Boh, nel dubbio.

Per fortuna arrivo in orario in ospedale dove mi avevano dato l’appuntamento per le 9.00 per gli esami del sangue e alle 9.30 l’elettrocardiogramma. Volendo stare larghi per le 10.00 me la cavo e vado al lavoro. Il prelievo fila liscio e sostanzialmente in linea con il programma, del resto ci sono quattro punti prelievi. Per l’elettrocardiogramma ci sono solo due numeri prima del mio quindi siamo in perfetto orario. Ecco, tocca al primo. No, c’era la signora incinta. Giusto, capita.  Ecco esce, adesso va il primo dei numeri in attesa. No, c’è prima la signora con il bambino. Regolare,  non ci sarebbe altrimenti la regola del prima le donne e i bambini.

La cosa che inizia a inquietarmi è che in attesa insieme a noi ci sono almeno cinque signore incinta e almeno tre con bambini. Beh ma adesso immagino apriranno anche un altro punto per gli elettrocardiogrammi. Uno solo contro quattro per i prelievi del sangue mi sembra un po’ pochino. A scanso m’informo. Come No? Si capisco le precedenze ma allora perché sbilanciarsi con l’indicazione precisa di un orario per l’esame? Le 9.30 me le hanno indicate così tanto per dire qualcosa? Le hanno estratte a sorte? Così al volo mi scappa una banale considerazione ad alta voce: ma visto che questo servizio ha molte precedenze da gestire non sarebbe possibile affiancare a quello esistente, un altro studio per gli elettrocardiogrammi, esclusivamente dedicato ai casi con precedenze e  l’altro al normale ordine d’arrivo dei pazienti con appuntamento? La risposta è arrivata da una ragazza di colore, anche lei in attesa dell’esame, che mi ricordava molto la Mamy di via col vento:  già bravo. Tu troppo intelligente per questo paese.

Intelligenza a parte mi sembrava di aver espresso un concetto banale, visto che già nei supermercati esiste una cassa dedicata alle precedenze. Nel frattempo si era accesa un’animatissima discussione tra un vecchietto e uno straniero in quanto, quest’ultimo sosteneva che l’orario fissato per l’appuntamento aveva precedenza sul biglietto con il numero progressivo. Già, spiegagli come funzionano le cose qui da noi. La situazione generale aveva assunto toni surreali per cui, tranquillo tranquillo mi sono rassegnato e leggendo il giornale, sono arrivato fino alle 11.30 quando esaurite le priorità e sedato gli animi è arrivato il mio turno.

Se non altro a quell’ora non si trova traffico e riesco a raggiungere il posto di lavoro abbastanza in fretta. Intendiamoci, massimo rispetto per qualsiasi genere di lavoro. Oggi come oggi è già una fortuna averlo. Diciamo solo che a 46 anni non mi aspettavo proprio di ricominciare da zero, con qualcosa che nulla centra con quello per cui i miei genitori hanno fatto enormi sacrifici per farmi studiare. Un tempo, per motivarmi mio padre insisteva nel dirmi: “studia che non te ne pentirai e ti aiuterà a trovare lavoro”. L’altro giorno poveretto ha dovuto a malincuore suggerirmi di lasciare stare la menzione della laurea nel curriculum. E’ penalizzante. Prendi tutto quello che ti propongono. A proposito, mi hanno detto che cercano al Mc Donald di Viale Fulvio Testi. Pensaci è sempre meglio che niente. Almeno ti avvicini a casa. Omettendo quindi la laurea, l’età (a 47 anni manco lo guardano il curriculum), alleggerendo le esperienze fatte, i corsi effettuati, sto praticamente mandando in giro il curriculum di quando avevo 25 anni.  Se non altro mi sento un po’ più giovane.

La menano all’inverosimile con l’agevolare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, ma se a 47 anni i genitori sono fuori mercato e restano senza lavoro, come ci arrivano i figli ad approfittare delle agevolazioni pensate per quando avranno l’età per andare a lavorare. Uno straccio di formazione chi gliela paga? L’altro giorno al mio fianco è arrivato un ragazzo di circa 23 anni. Stava studiando Analisi 1. Incuriosito gli ho chiesto quale facoltà stesse seguendo e cosa si aspettava. E’ iscritto a informatica. Usa l’attuale ‘lavoretto’ per non pesare sulla famiglia e una volta laureato vorrebbe lavorare per una società importante o magari, mettersi in proprio. Non ho avuto il coraggio di consigliargli di valutare di andarsene all’estero perché in Italia avrebbe rischiato, dopo anni, di ritrovarsi al punto di partenza.

Da tempo e dopo aver transitato per numerose aziende mi stavo chiedendo come mai, nel nostro paese, le capacità e le competenze invece di venir sfruttate produttivamente, vengono frustrate e annichilite.  Come mai c’è un gran numero di dirigenti e responsabili che sembra fare a gara per non azzeccarne nemmeno una? A darmi la risposta è recentemente giunto un amico che mi ha menzionato il  “Principio di Peter” o “Principio di incompetenza”.

In pratica (da Wikipedia): In un’azienda dotata di una struttura organizzativa gerarchica, vengono promossi gli impiegati in base alla valutazione delle capacità dimostrate nello svolgere il lavoro che stanno facendo.

Finché un impiegato si dimostra in grado di assolvere il suo compito, questi verrà promosso al livello immediatamente superiore, nel quale dovrà assolvere un compito differente. Alla fine del processo, tale impiegato avrà raggiunto il proprio livello di incompetenza, ovvero la condizione in cui non è in grado di svolgere il compito assegnato e di conseguenza non ha più alcuna possibilità di essere promosso, ponendo fine alla propria carriera nell’organizzazione.

L’incompetenza non dipende dal fatto che la posizione gerarchica elevata è legata a compiti più difficili di quelli che l’impiegato è in grado di svolgere, ma più semplicemente perché i compiti sono di natura diversa da quelli svolti in precedenza e richiedono, di conseguenza, esperienze lavorative che l’impiegato solitamente non possiede.

Ad esempio, un operaio tornitore che svolge il suo lavoro in modo eccellente sarà promosso caporeparto, posizione in cui non è più necessaria la bravura a manovrare il tornio ma è indispensabile la capacità di trattare con il personale sottoposto.

Questo lo confesso, mi ha aperto nuovi orizzonti e fornito risposte coerenti a numerosi quesiti. Soprattutto ha confermato alcuni sospetti, alcuni locali. Prendiamo per esempio l’esempio della riqualificazione della Rho-Monza sul territorio comunale di Paderno Dugnano, Un personaggio a scelta come l’assessore Provinciale Custer De Nicola.  Prima Direttore tributario dell’Agenzia delle Dogane di Milano. Poi Consigliere al Comune di Milano dal 1997 al 2001.Infine Dal 2001 al 2005 Vice Sindaco e Assessore ai Trasporti del Comune di Segrate. Insomma forse il personaggio si è dimostrato particolarmente lungimirante ed efficace nel primo incarico. Ha aumentato il suo livello di incompetenza nei vari passaggi e raggiunto il massimo nell’attuale posizione occupata.

Rincuorato dalla nuova ‘illuminazione’ mi riavvio al percorso inverso verso casa. Domani si ricomincia.

 

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