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Società sportive amatoriali: Il diritto di sognare

Ho ricevuto questo contributo da amici che conosco bene e ho sempre apprezzato per disponibilità, correttezza, coerenza e partecipazione. Il tema affrontato è particolarmente significativo e pur se viene espressamente indicato un centro sportivo, credo che le problematiche e le tematiche sollevate possano accomunare tutte le società sportive amatoriali. In generale, l’argomento è parecchio complesso e delicato.

E’ giusto che i bambini comprendano subito che una disciplina sportiva ‘non è nelle loro corde’ e possano cambiare con altre più congeniali dove possano distinguersi? Oppure è giusto valorizzare sopra ogni cosa lo spirito di partecipazione, di fare gruppo, di ‘provarci comunque al meglio’ nonostante tutto?

Le società sportive amatoriali a quali principi devono ispirarsi principalmente? Al business per portare a casa il risultato? Alla diffusione di una cultura dello sport, della partecipazione e della condivisione al di là del risultato? Esiste la possibilità che tutti i principi appena elencati possano coesistere? In ogni caso, prima di dare spazio alla lettera credo sia giusto sottolineare che chiunque abbia qualcosa da rilevare a riguardo qui ha piena libertà d’intervento.

Dopo un anno al Centro Schiaffino 1988, cosa ci resta?

Più o meno un anno fa, dopo due stagioni in un’altra scuola calcio, iniziammo con entusiasmo una nuova avventura allo Schiaffino. Fatto un “provino” agli open-day, veniva confermata la possibilità per il nostro bambino di continuare il suo sogno di “fare il calciatore” in una società che nel territorio di Paderno, e credo anche nella provincia, si sia fatta un nome negli anni. Con fierezza di far parte della squadra, e apprezzando principi importanti di crescita sportiva ed educativa che la società diceva di voler portare avanti, pur non sottovalutando l’impegno economico per l’iscrizione e l’acquisto della nuova l’attrezzatura, noi genitori insieme a nostro figlio iniziammo a partecipare alla storia dello Schiaffino.

Purtroppo detti onorevoli principi che albergano nei desideri dei ragazzi, ma soprattutto nei genitori, oggi si scontrano con le regole del calcio. Non importa se questo vuol dire portare troppo presto un bambino non ancora adolescente con i piedi per terra e insegnargli cos’è davvero questo mondo.

Infatti ad alcune famiglie, la nostra compresa, con una missiva viene comunicato che, con l’obiettivo di ridurre la rosa dei calciatori, i loro figli non potranno iscriversi allo Schiaffino (leggasi: non lo accettiamo) per la prossima stagione, e tanti saluti!

Ma nascono alcuni dubbi: se l’obiettivo è ridurre la rosa, perché sono confermati gli open-day per nuovi iscritti della stessa annata anche per la prossima stagione? Allora non è tanto il voler ridurre il numero dei calciatori come si è scritto nella lettera, ma ridurre quelli che non si ritengono abbastanza bravi. Ma perché la valutazione non è stata fatta un anno fa, prima di accettare il ragazzo?

Avevamo affidato nostro figlio a una società che decantava sani principi di crescita dei ragazzi e questa volontà nel corso della stagione l’abbiamo anche percepita, ma alla fine lo riportiamo a casa un anno dopo deluso da un mondo lontano da quello che sognava, chiedendosi cosa non vada in lui rispetto agli altri nonostante si sia sempre comportato bene e abbia sempre dato il massimo. Ricordo che un anno fa pensò tutto esaltato: “Mi hanno preso allo Schiaffino! Allora sono bravo!”

Sarebbe stato meglio dirgli di no prima. Lo avrebbe accettato. Così invece pensa di aver sbagliato qualcosa nel comportamento o nell’impegno. Noi l’abbiamo sempre incoraggiato perché credesse in sé stesso spronandolo a dare il meglio perché gli obiettivi con la buona volontà si possono raggiungere. Cosa dovremmo dirgli adesso, che ci siamo sbagliati?

Sappiamo perfettamente a cosa si va incontro quando i “piccoli calciatori” crescono, e quali siano le dinamiche, ma pensiamo che a una certa età i bambini abbiano ancora il diritto di sognare. Alcuni invece si sono dovuti svegliare, forse, troppo presto. In un’età delicata come la preadolescenza, la sanità psico-fisica di ragazzi ancora un po’ bambini e quei sani principi di cui sopra non dovrebbero mai essere persi di vista.

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