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Simone…Non capisco o forse non voglio capire questa fatica di vivere

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Sono rimasto indeciso fino all’ultimo se pubblicare queste ultime considerazioni che avevo scritto il giorno stesso in cui si sono svolti i funerali di Simone. Pensavo di rinunciarvi perchè ora è il momento del silenzio, durante il quale deve esservi il tempo del ricordo e dell’accettazione per quanto accaduto. Ho poi visto che l’amico Carlo Arcari ha pubblicato pensieri analoghi sul proprio blog e alla fine ho deciso che, parole e pensieri ormai scritti avessero diritto di essere espressi. Come Carlo ma in modo differente ho avuto anche io modo di conoscere e vivere tragedie simili a quelle di Simone e la domanda è sempre la stessa, ormai ripetuta innumerevoli volte. Perchè. Le voci di paese vogliono che la motivazione sia quella più classica legata alla doppia perdita di un amore e del migliore amico. Può essere, così come può essere una semplice giustificazione razionale a un gesto che razionale non appare. Comunque sia, si seguito la riflessione a cui mi riferivo e che per rispetto e coerenza alla fine ho deciso di pubblicare.

Ciao Simone, mi avrebbe fatto piacere conoscerti.

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E’ sostanzialmente un altro modo di esprimere quello che, in una sola domanda, secondo quanto narrato dall’amico Carlo Arcari sul suo blog, l’altro giorno ha espresso Don Massimo durante le esequie.

Perchè? Perchè un ragazzo in apparenza spensierato, gioviale, disponibile e socievole deve incamminarsi solo, lungo un binario nella notte, in attesa del treno che lo porterà via per sempre.

Avevo già vissuto una simile tragedia in modo più diretto. Una mamma con due bambini, moglie di un carissimo amico e collega. Come famiglie ci conoscevamo e frequentavamo. Rigorosa, inflessibile ma dolce allo stesso tempo. Proteggeva la propria famiglia, era impegnata nel sociale,faceva la maestra, scriveva libri di fiabe, amava i bambini e faceva teatro insieme al marito.

Solo una volta, durante una cena parlando appunto di bambini ho avvertito una nota stonata, quando ha insistito sul fatto che aveva cresciuto ed educato i propri figli in modo che sapessero cavarsela da soli in qualsiasi momento. Gli aveva insegnato ad essere autonomi. Erano ancora piccoli e questo mi è sembrato esagerato. Solo poi ho capito. Non ne sapevo nulla ma già altre volte aveva tentato di accomiatarsi dalla vita. Alla fine, lucidamente e  meticolosamente ci è riuscita. Fatica di vivere l’aveva definita all’epoca il parroco che la conosceva, mentre officiava il funerale. E’ questa la definizione che da allora continua a tornarmi in mente.

Forse è stata la stessa fatica di vivere che alla fine si è portata via Simone. E’ vero, quasi per tutti vivere è una fatica. I problemi, le paure, le pressioni, gli impegni, le responsabilità. Ognuna di queste cose è un piccolo peso che va a gravare quotidianamente sulla vita di ciascuno. Ma spesso altri sentimenti e soddisfazioni fanno da contrappeso, alleggerendo questa fatica di vivere. Probabilmente è più facile per chi riesce a corazzarsi e limitare il proprio campo visivo, limitandosi a godere di piccole cose. Per chi ha un unico obiettivo o interesse o scopo e riesce a tenere lo sguardo fisso su di esso. Chi non perde tempo a chiedersi il perchè di altre cose che esulano dal punto su cui ha fisso il proprio sguardo. Ma chi è più sensibile e amplia i propri orizzonti prende coscienza di tali e tanti problemi che a volte ne rimane schiacciato.

Per queste persone a volte la sensibilità è al tempo stesso forza e dannazione. Forse nemmeno Simone se ne è accorto se non quando è stato troppo tardi e forse, non è riuscito a comunicare in tempo o nel modo giusto questo suo disagio.

Forse chi gli era vicino e lo amava aveva colto quella ‘nota stonata’.

Purtroppo quale sia stato il motivo, l’ultimo peso aggiunto alla fatica di vivere di Simone non lo sapremo mai, perchè se l’è portato via con sè.

Resta la coscienza di una perdita grave e incolmabile. Un ragazzo con le qualità come quelle che i numerosi amici e conoscenti hanno descritto attraverso i commenti sui blog, lasciano solo immaginare quanto avrebbe potuto contribuire Simone a migliorare questo nostro mondo.

Forse, può ancora farlo se chi lo conosceva bene continuerà a ricordarlo a se stesso e agli altri, continuando a diffondere e a far crescere quanto Simone aveva iniziato.

Nessuno infatti muore finchè vive nei cuori di chi resta.

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