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Si fa in fretta a dire eco

In prossimità delle elezioni politiche, quasi come si fosse a Natale tutti i partiti sembrano diventare più buoni, soprattutto con l’ambiente.

Ecco quindi che in quasi tutti i programmi spuntano menzioni al consumo di suolo zero, ecosostenibilità, green economy, energie alternative, risparmio energetico, mobilità sostenibile, commercio a km zero, il tutto condito con qualche prefisso ‘eco’ distribuito qua e là.

Esiste comunque una profondissima differenza tra un qualsiasi partito non nato e cresciuto con una filosofia di base realmente e profondamente ancorata ai temi ecologico/ambientalisti e, un partito/movimento  che invece ne ha fatto le linee guida della propria attività e crescita.

Si fa in fretta ad esempio a parlare di mobilità sostenibile, ma questa non può ad esempio limitarsi all’aumento indiscriminato dei Km di piste ciclabile o al potenziamento del trasporto pubblico. Le dinamiche alla base di una città sviluppata per la realizzazione/sostegno di una mobilità sostenibile devono contemplare contemporaneamente tutti gli aspetti che, anche marginalmente, ricadono nell’ambito di tale modalità di trasporto/movimento.

Si deve quindi parlare di zone a traffico limitato,quindi rivedere interamente la viabilità, parlare di car sharing, ascoltare le esigenze dei distretti commerciali in modo che non ne vengano penalizzati ma valorizzati, porre particolare attenzione a valorizzare e avvantaggiare la mobilità verso i centri nevralgici come possono esserlo le scuole e i centri culturali, sviluppare percorsi in grado di promuovere i luoghi storici e d’arte locali. Insomma, estremizzando solo il toccare un tema come quello della promozione e sviluppo di una mobilità sostenibile in ottica ambientalista/ecologista contempla la revisione dell’intero assetto urbanistico.

Di simili differenze nell’approccio ecologista ai principali temi del governo del territorio ve ne sono tantissimi, praticamente uno per ogni macro tema in argomento e le soluzioni proposte devono essere in equilibrio con il resto dell’insieme

Parlare di promozione delle energie alternative per esempio non deve impattare negativamente con altri settori strategici come la green economy, il commercio a km zero, il recupero del territorio e il mantenimento delle vocazioni locali. Coprire ad esempio i campi disponibili con pannelli fotovoltaici potrebbe forse rispondere all’esigenza di aumentare il ricorso ad energie alternative ma la vedo difficilmente coniugabile con molti degli altri temi propri di una vera filosofia ambientalista ed ecologica.

Insomma, si fa in fretta a dire eco, fa trend, fa figo e fa attuale e probabilmente fa voti. Fare eco e vivere eco è tutta un’altra cosa.

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