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Sempre più confuso

A parte lo schifo di quanto accaduto oggi con il ‘sequestro’ da parte delle forze dell’ordine del bambino conteso tra i genitori, dei continui rubagalline che ormai saltano fuori da ogni angolo dei palazzi del potere, continuo a restare parecchio perplesso dalle esternazioni dei vari personaggi pubblici.

Per esempio, personalmente ho sempre ammirato Adriano Celentano come artista e, la sua sensibilità sui temi ambientali, restando però un po’ disorientato su altre posizioni diciamo pure un po’ ‘fanatiche’.

Insomma, quello che mi ha lasciato un po’ perplesso nella seconda serata del suo ultimo spettacolo ROCKECONOMY è stata l’affermazione che l’Italia si salverà anche attraverso il contributo dei ricchi come i vari patron di Luxottica, Prada, Fiat e Benetton.

A fronte delle affermazioni del ‘Molleggiato’ continuo però a seguire le esternazioni di Marchionne che per primo, ha dato l’esempio di come ricorrere al pugno di ferro con i lavoratori e che dopo anni di ‘foraggiamento’ statale, continua a tirare la corda con la velata minaccia di trasferire la produzione all’estero.

Ebbene, non fossi stato a più riprese testimone diretto di cialtronerie manageriali per le quali sono stati costretti a risponderne i lavoratori potrei anche condividere l’illusione del ‘ragazzo della via Gluk’.

Invece, sempre più frequentemente industriali e imprenditori, con la ‘scusa’ della crisi ne approfittano per ‘alleggerire’ le strutture e disfarsi impunemente di quelli che considerano esuberi. Esternalizzazioni, cessioni, licenziamenti e chiusure usate come scuse per far quadrare bilanci che comunque registrano segni positivi. La scusa di prevenire per non dover curare e così, grazie a ‘movimenti’ strategici e tecniche di ‘contabilità creativa’ i conti tornano.

Quanti sono effettivamente gli imprenditori che possiedono le doti e la moralità auspicate da Celentano??? Marchionne e parecchi altri come lui non ce li vedo e restare in ostaggio di tali personaggi mi infastidisce parecchio.

Vuole portare la produzione al di fuori dell’Italia? Bene, ma sia ben chiaro che qui da noi non entrerà nemmeno lo specchietto retrovisore di una delle sue autovetture.

Lo stesso principio dovrebbe essere applicato anche a quegli imprenditori che per far quadrare i conti ricorrono all’estero. Si vuol ricorrere all’esportazione di attività che potrebbero essere svolte in Italia per usufruire delle agevolazioni fornite da alcuni paesi esteri e dal minor costo della manodopera? Bene, pareggiamo i conti a livello di tassazione e rendiamo controproducente la pratica (mal che vada facciamo cassa).

Insomma, sempre più sto notando che la misura è colma e inizio a nutrire gli stessi dubbi del Presidente Napolitano, quando ha affermato che le conseguenze sociali della crisi possono essere un grande pericolo per la democrazia.

Non vorrei essere disfattista o menagramo ma ho la forte sensazione che la corda sia sul punto di spezzarsi.

 

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