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Quel pasticciaccio brutto di Via Tunisia

Da giorni il tema della situazione della scuola dell’infanzia di Via Tunisia sta animando le pagine dei blog e di alcuni quotidiani locali.
Premettendo che condivido la preoccupazione per il rischio corso dai bambini di sviluppare allergie alle muffe, ritengo una grave mancanza da parte dell’amministrazione il non voler realizzare un momento di confronto e dialogo con la rappresentanza dei genitori per valutare insieme le opzioni possibili e discutere le oggettive problematiche esistenti.

Non ritengo comunque che tale mancanza sia da imputare a un atteggiamento discriminatorio nei confronti della scuola di via Tunisia ma piuttosto al fatto che con il dichiarato obbiettivo di trasferire gli alunni alla Curiel, si pensi di aver dato risposta indiretta alla petizione dei genitori. Per correttezza credo comunque che a domanda diretta, sostenuta da una cospicua raccolta di firme, tocchi dare una risposta e un’attenzione altrettanto dirette.

Premesso questo ho comunque cercato di capire meglio come si è sviluppata la situazione, che ovviamente non può aver avuto improvvisa origine da un giorno con l’altro.

Anche qui è da premettere che l’edificio è stato realizzato in base a schemi ormai superati e fuori standard, come rappresentato dal soffitto troppo basso rispetto alle normative vigenti. Questo particolare, anche se non altrettanto grave quanto le risalite di umidità, costituirebbe comunque un costante deficit per la struttura, qualunque soluzione di bonifica si volesse intraprendere.

In ogni caso, le prime notizie nelle quali mi sono imbattuto risalgono a un articolo del  Notiziario del 20 febbraio 2009. In questo articolo si specificava che un primo intervento di imbiancatura era già stato effettuato nel corso dell’estate 2008. Precedentemente erano stati rimossi e ricostruiti gli intonaci ammalorati a causa della risalita di umidità, già evidente all’epoca.  In tale occasione era stato verificato lo stato dei pavimenti, appurando che le macchie scure presenti in modo non omogeneo erano imputabili all’usura del materiale e non all’umidità.

Successivamente alle operazioni di imbiancatura, nel settembre del  2008 a seguito di un sopralluogo effettuato dalla Leonardo Solutions, la stessa azienda che ha effettuato la termografia al Pilastrello (non ero andato lontano ipotizzandola una strada perseguibile), aveva presentato il preventivo n°080218-P047 datato 19 settembre 2008, dal costo di c.a.36.000 € sc. 20% per risolvere definitivamente il problema della risalita di umidità, con il posizionamente di 4 dispositivi di deumidificazione elettrofisica.
In tale occasione il Geom Acquati, che aveva seguito la questione, aveva comunicato alla stessa società  che il Comune aveva predisposto non meglio precisati interventi diversi.

In base a quanto successivamente dichiarato dall’allora assessore ai lavori pubblici Ernesto Cairoli sembrerebbe che tali interventi diversi convergessero sulla realizzazione di un intervento di isolamento della struttura scolastica dal giardino. In questo caso non sono noti i costi preventivati per l’intervento.
Aggiungendo quindi l’attuale proposta dell’Amministrazione di trasferire la scuola di via Tunisia, le soluzioni disponibili per risolvere il problema pluriennale costituito dalla struttura sono attualmente tre:

A- Isolamento del perimetro dall’esterno (Fonte giunta Massetti – costo non noto)
BPosizionamento di apparecchi di deumidificazione elettrofisica (Fonte autonoma – costo c.a.36.000 € sc. 20% da rivalutare ad oggi)
C- Trasferimento degli alunni all’interno di spazi debitamente predisposti della scuola Curiel (Fonte giunta Alparone – costo non noto)

Resta quindi ora da capire quale dei tre interventi risulti il meno oneroso, il più rapido e maggiormente indicato per salvaguardare la salute e il benessere dei bambini. Immagino che come tempistiche realizzative bene o male tutte le soluzioni coincidano. Anche se la soluzione B può essere attuata in presenza degli alunni e quindi di immediata realizzazione, perchè produca i primi sensibili effetti richiede dai 3 ai 6 mesi. Conviene inoltre iniziare a implementare le soluzioni A o B con i relativi costi quando nel frattempo arriva probabilmente ad essere completata quella che si intende perseguire e cioè la C?

E ancora, basterebbe nel frattempo procedere nuovamente (mi sembra sia comunque già in programma per questa estate) con una bonifica superficiale come quella attuata nell’estate del 2008 che se non erro è durata circa un paio di anni prima di ripresentare il problema?

A questo punto cedo la parola ad eventuali tecnici che possano contribuire a chiarire ulteriormente la questione e capire se esiste una soluzione D. Nel frattempo, un incontro tra l’Amministrazione e la rappresentanza dei genitori potrebbe sicuramente consentire di ragionare insieme sulle possibilità disponibili e permettere di convergere su una soluzione condivisa.

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