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Quartieri. Tiriamo le somme

Lo scorso 9 Settembre 2010, a seguito di quello che personalmente ritengo un increscioso episodio (qui), ho deciso di scrivere una lettera aperta alla presidente del quartiere di Paderno Laura Colpani. In sintesi, seguendo le indicazioni dalla stessa pubblicate sul sito comunale, mi ero recato alla data e orari stabiliti alla sede preposta per ottenere un colloquio. Con disappunto nessun rappresentante istituzionale si è presentato a incontrare gli almeno 5 cittadini presenti.

Successive verifiche hanno confermato che anche i presidenti dei quartieri Villaggio Ambrosiano e Calderara hanno dato ‘buca’ ai cittadini mentre quelli di Cassina Amata e Incirano avevano cessato tra maggio e giugno di comunicare le date di incontro con i cittadini. Al momento, solo la presidente del consiglio di quartiere di Dugnano ha mantenuto fede all’appuntamento con i cittadini facendosi trovare puntuale all’appuntamento fissato in compagnia di alcuni consiglieri. Palazzolo in attesa di verifica.

Alla luce di quanto emerso avevo pubblicato una lettera aperta indirizzata alla presidente del consiglio di quartiere di Paderno sottoponendole 5 domande (10 è una cifra ormai abusata).
Alla mia lettera aperta in generale e alle 5 domande in particolare non ho mai ricevuto risposta diretta. Uno dei motivi della mancata risposta credo di averlo individuato nel fatto che sia il primo cittadino, sia la presidente del consiglio di Paderno, hanno continuato a identificarmi con un certo Andrea, uno dei cittadini presenti al mancato appuntamento che poi ha scritto autonomamente alle istituzioni. L’unica risposta inviata dalla signora Colpani è infatti indirizzata a tale cittadino con tanto di numero di cellulare, peccato che poi la stessa abbia candidamente dichiarato alla stampa che mi aveva immediatamente risposto e sarcasticamente si chiedeva come mai, data l’urgenza, non l’avessi ancora contattata. Sig.Ra Colpani, non mi chiamo Andrea e copia della lettera aperta alla quale avrebbe potuto rispondere la trova all’indirizzo email del quartiere, pubblicizzato sul sito comunale e che probabilmente, nessuno legge.

Comunque sia, grazie alle dichiarazioni che via via i signori Alparone, Colpani e Caldan hanno recentemente rilasciato alla stampa, oltre ai recenti fatti di Palazzolo che hanno coinvolto i giovani della leva ’91,penso di aver ricevuto indirettamente risposta alla maggior parte dei dubbi che avevo espresso. Riassumo quindi di seguito quanto mi è parso d’intuire e ovviamente, invito le istituzioni coinvolte a confutare o smentire direttamente quanto di seguito riporto.
Torniamo quindi alle famose cinque domande:

1 – Perché alla data, ora e luogo indicati attraverso uno strumento di comunicazione istituzionale non vi era nessuno in rappresentanza del consiglio di quartiere, mentre vi erano dei cittadini che intendevano avvalersi del servizio inizialmente tanto pubblicizzato?

2 – Perché il centro di aggregazione era chiuso senza alcun avviso esposto chiaramente  mentre cittadini che intendevano avvalersene erano presenti?

3 – Perché la situazione, a detta di alcuni dei presenti, non costituisce un’eccezione ma bensì la norma?

4 – Perché sono stati istituiti i Consigli di quartiere e a cosa effettivamente stanno servendo?

5 – Perché alcune persone si sono impegnate nei consigli di quartiere se poi non rispettano l’impegno che si sono assunti?

Alla domanda numero 1, in base alle dichiarazioni rilasciate alla stampa locale dalla presidente del consiglio di quartiere e dal primo cittadino, la disarmante risposta, ricordando la recente pubblicità di un noto operatore turistico nel settore crociere è stata: Eravamo appena tornati. aahhhh allora si spiega tutto. La prossima volta se mi viene la fregola di un incontro istituzionale subito dopo un periodo festivo mi presento con cappuccino, cornetto, lampada solare e vasca idromassaggio. Poi tanto i rappresentanti dei consigli di quartiere lavorano gratis e tutto è giustificato.

Alla domanda numero 2, la risposta è arrivata invece con un comunicato stampa del comune nel quale si chiedeva al PD di intervenire per risolvere le ingerenze esterne ancora presenti nella gestione del centro Falcone e Borsellino. Tra le righe sembrava di scorgere un riferimento al sig. Baldassarre e al vecchio consiglio incaricato della gestione del centro. Non ho dati per escludere l’ipotesi avanzata ma mi resta un dubbio: gli unici ad avere le chiavi di quella che è anche la sede del consiglio di quartiere sono i gestori del centro oppure presidente e consiglieri ne sono comunque in possesso? Ovviamente non si sarebbe chiesto alla presidente del consiglio di quartiere e ai consiglieri di servire Spriz ad eventuali avventori ma solo di ricevere i cittadini intervenuti.

Alla domanda numero 3 non ho avuto risposta ma resta la testimonianza di alcuni dei cittadini presenti. Chissà perchè ai miei concittadini tendo a credere, quindi resta la conferma della situazione verificata ma non il motivo che l’ha cagionata. Il dilemma per quanto mi riguarda resta in sospeso. Forse si trattava sempre di periodi successivi a periodi festivi per cui si rimanda alla risposta alla domanda numero 1.

Alla domanda numero 4 ahimè hanno risposto i recenti fatti accaduti a Palazzolo e le parole di uno dei ragazzi coinvolti. Mi era infatti giunta comunicazione di una dichiarazione dell’assessore Di Maio nella quale dichiarava che i quartieri non contano nulla. Ho quindi chiesto chiarimenti ai ragazzi presenti sul gruppo della Leva ’91 di facebook e uno degli interesstai mi ha gentilmente risposto dichiarando:”Io ero presente insieme agli altri ragazzi che sono venuti in comune, le parole esatte non le ricordo a memoria, però il succo era che il consiglio non aveva alcun peso politico ma, secondo Di Maio, ricopre solo una funzione di comunicazione non reversibile, ovvero solo dai cittadini alle autorità e non dalle autorità ai cittadini. Di conseguenza, sempre secondo Di Maio, il consiglio non ha alcuna autorità valida per poter rilasciare autorizzazioni.”

In pratica, i consigli di quartiere, quando ci sono, servono solo come tramite tra la cittadinanza e le istituzioni. Bene, almeno questo ha senso e tutto sommato sarebbe l’unica risposta ad avere un minimo di coerenza. Preoccupa solo l’evidente assenza di un legame e di un coordinamento tra le entità periferiche dei consigli di quartiere e l’amministrazione. In quanto accaduto noto infatti una sorta di ‘abbandono’ delle entità periferiche o comunque un loro utilizzo parziale. Se i quartieri fossero legittimati si potrebbe attivare un canale comunicativo bidirezionale. Il Consiglio di quartiere di Palazzolo avrebbe quindi potuto inoltrare la richiesta dei ragazzi alle istituzioni e quindi comunicare agli stessi una risposta ufficiale. Il comportamento di Di Maio ha invece di fatto dimostrato che l’istituzione non sa nemmeno cosa fanno i quartieri o alternativamente, che gli stessi non comunicherebbero correttamente con l’istituzione. Comunque sia, nel meccanismo, come rilevato con quanto ho potuto osservare c’è qualcosa che non funziona e che andrebbe sistemato. Relegare i Consigli di quartiere a semplici passaparola non ha senso ed è assolutamente inutile. Tanto varrebbe eliminarli, se non altro si abbrevierebbero i tempi.

Alla domanda 5 non ho invece recuperato alcuna risposta. Dalle verifiche ‘sul campo’ effettuate successivamente al mancato appuntamento di Paderno ho solo potuto verificare che una ridottissima minoranza dei presidenti di quartiere si è realmente assunto il ruolo che ha scelto di ricoprire, mentre altri vivono effettivamente la situazione come una sorta di ‘purgatorio’ in attesa di assurgere a ben più significative cariche. Una parziale conferma dell’assunto l’ho ricevuta sempre dal consiglio di Paderno, che pur non prodigo di attenzioni verso i padernesi di competenza o nei confronti degli obblighi assunti ha invece dimostrato insofferenza verso l’ingiusta assegnazione di una carica istituzionale (assessorato alle politiche giovanili), arrivando fino al punto di minacciare le dimissioni.

Al termine della vicenda mi restano comunque alcune, credo legittime, perplessità. I consigli di quartiere non sembrerebbero disporre della necessaria autonomia. Le occasioni nelle quale operano senza la diretta ingerenza o controllo dell’istituzione centrale non vengono considerate o valutate con la dovuta attenzione. La giunta, come prossimo step di rivalutazione del ruolo dei quartieri medita di portare i consigli comunali nelle varie sedi dei consigli di quartiere. Promozione o repressione? Che importanza o riconoscimento forniscono ai singoli quartieri se le uniche occasioni considerate ‘valide’ sono quelle in cui un assessore o l’intera giunta presenziano all’incontro? Per quanto riguarda l’episodio di Palazzolo, la Polizia Municipale ha invece dimostrato la possibilità di intervenire ad ora tarda per contrastare la tutto sommato innocua attività di imbrattatori nostrani. Come mai non mostra altrettanta solerzia e attenzione verso i soliti pirla che puntualmente imbrattano la nostra cittadina con firme e sigle demenziali???

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