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Quartieri: o li scegli o li sciogli

Ci risiamo. Solo un anno fa esattamente il 9 settembre 2010, a seguito della mancata apertura della sede del Consiglio di Quartiere di Paderno in una delle date previste e comunicate ufficialmente, da questo blog partiva una lettera aperta alla presidente del parlamentino di Quartiere. Successivamente, su iniziativa di un cittadino nasceva l’Osservatorio sui Quartieri, con il compito di verificare le difficoltà incontrate da queste organizzazioni.

Purtroppo dopo quasi un anno la storia si è ripetuta identica con il Consiglio di quartiere di Dugnano. Nel frattempo poco si era mosso, se non qualche variazione organizzativa nella comunicazione degli orari o negli strumenti messi a disposizione dei cittadini per incontrare il Consiglio o esporre le proprie esigenze.

Recentemente in qualche scambio di messaggi mi ero imbattuto in alcuni commenti che si chiedevano dove fosse finito l’Osservatorio sui quartieri, imputandogli di esser nato all’epoca solo per ottenere visibilità mediatica. Eppure in questo anno di attività, come confermato dagli organizzatori dell’iniziativa, l’osservatorio ha continuato nell’attività principale per la quale era nato…osservare e, sembra che il risultato delle attività svolte verrà presto concretizzato in un rapporto conclusivo.

Nel frattempo da quanto personalmente ho rilevato sul discorso Consigli di Quartieri, una conclusione abbastanza evidente è che non funzionano. Da una parte i Consigli lamentano la scarsa partecipazione cittadina, dall’altra si evidenzia lo scarso potere e l’inesistente autonomia dei Consigli. Ogni volta che si evidenziano le lacune che affliggono i Consigli di quartiere la giustificazione principale è sempre legata al fatto che i partecipanti non sono remunerati. Insomma, inutile girarci intorno, i Consigli di Quartiere non hanno mai funzionato. Qualcuno sostiene che con la passata giunta qualcosa avevano prodotto soprattutto con il meccanismo del bilancio partecipato, ma i più convengono che anche quell’esperienza non ha prodotto i risultati sperati e avrebbe dovuto essere rivista. Anche nel caso del Bilancio partecipato, il principale problema che affliggeva i Consigli di Quartiere sembra fosse la scarsa partecipazione dei cittadini e quindi, pochi decidevano per tutti la destinazione dei fondi disponibili.

E’ vero che in un’analisi condotta dal Comune di Arezzo sulle esperienze di alcuni comuni italiani in materia di decentramento e partecipazione (qui il documento), riguardo il nostro comune viene evidenziato positivamente il ‘Regolamento per la partecipazione popolare’, l’istituzione di un ‘Ufficio di partecipazione’ e il bilancio partecipativo.

In generale comunque a una qualsiasi domanda sul ruolo dei consigli di quartiere, da chiunque e qualunque fosse il colore politico mi sono sempre sentito confermare che non servono a nulla.
Giustamente allora, come faceva rilevare un lettore del Blog Paderno 7 durante una discussione sul tema (QUI), forse sarebbe giunta l’ora di prendere coscienza del fatto che la formula partecipativa dei consigli di quartiere non funziona. Non viene riconosciuta dai cittadini, non li attira e non li convince. Attenzione infatti che la scarsa partecipazione cittadina ai consigli di quartiere non è sintomo di scarsa voglia di partecipare e migliorare la propria città da parte dei padernesi in quanto a smentirlo vi è la sovrabbondanza di Comitati, Associazioni e Gruppi. Quello che si evidenzia è che l’attivismo cittadino viene frustrato dalla mancanza di un interlocutore e quindi, si sfoga in un fai da te generalizzato.

Ho l’impressione che tutto sommato l’Osservatorio sui quartieri abbia scoperchiato un vaso di Pandora su un problema a lungo rimandato. Serve assolutamente una valvola di sfogo per la cittadinanza attiva quando questa non gradisce le decisioni calate dall’alto senza un se, senza un perchè e soprattutto senza un ascolto preventivo della città. I consigli di quartiere così come sono concepiti e burocratizzati non sono altro che la brutta copia delle circoscrizioni di decentramento Comunale, non più previste dalla legislazione per comuni con meno di 100.000 abitanti.

Serve quindi trovare un’alternativa valida e definitiva agli attuali consigli di quartiere, impresa che non si rivela assolutamente semplice. Varrebbe la pena di iniziare a discuterne e fare un po’ di ordine. Qualcuno ha idee o proposte in merito?

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