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Quanto vale la nostra salute?

soldi.jpgVisto che uno dei punti vincolanti legati alle discussioni della prossima conferenza dei servizi è  relativo allo studio di quanti cittadini padernesi, pagheranno sulla propria pelle in termini di aumento di malattie e disturbi legati alla riqualificazione della Rho-Monza, ho recuperato e ripropongo uno studio sempre attuale sul quale mi ero cimentato nel lontano maggio 2010. Il documento era stato inviato anche a tutti i responsabili istituzionali coinvolti nella vicenda e non ha mai ricevuto riscontro. In particolare, lo studio oltre che sull’aumento di patologie poneva particolare attenzione ai costi per la comunità intera legati alle terapie e alle cure che dovranno essere erogate dal servizio sanitario nazionale. Insomma, come al solito qualcuno (pochi) ci guadagna mentre tutti gli altri pagano.

Considerando le recenti discussioni sollevate dalle dichiarazioni di alcuni esponenti provinciali sui maggiori costi legati alla realizzazione del tunnel per interrare la tratta di Rho-Monza richiesta dai padernesi e dalla giunta, mi sono posto nuovamente la domanda che più volte molti altri avevano già sollevato.
Di quanto aumenteranno le malattie croniche nella popolazione in prossimità della riqualificata Rho-Monza senza la soluzione dell’interramento, ma ricorrendo al semplice allungamento del cannolone in plastica tanto caro al ‘Generale Custer’ De Nicola? Ma soprattutto, visto che sono così sensibili al ‘vil denaro’, quanto costerà in media ognuno di questi nuovi malati alle casse statali?

Effettivamente pensavo che le informazioni fossero facilmente reperibili e i calcoli più semplici. Purtroppo alla fine mi sono dovuto accontentare di alcune proiezioni approssimative e di conti fatti a ‘spanne’ Il risultato finale, salvo errori, si è rivelato particolarmente significativo e sicuramente interessante. Dopo l’interruzione l’approfondimento:

Asma (2.660.000,00€ in 10 anni)

Un recente studio [1] effettuato da un’équipe di ricercatori della Mayo Clinic ha scoperto infatti che chi vive in prossimita di intersezioni stradali, stazioni ferroviarie e autostrade ha molte più probabilità di ammalarsi d’asma (bella scoperta potremmo aggiungere).
Gli esperti hanno coinvolto nello studio un campione di bambini, scoprendo che la diagnosi dell’asma avveniva con più probabilità proprio in quelli che abitavano in prossimità di strade trafficate e stazioni.
Lo studio si è basato sui dati di un campione di 3.970 persone nate tra il 1976 e il 1979 a Rochester, in Minnesota. Dei 1.947 soggetti residenti in prossimità di tratti di intersezione autostradale il 6,4 per cento aveva sviluppato asma, mentre solo il 4,5 per cento di coloro che non vivevano di fronte ad intersezioni autostradali si era ammalato di asma. Quindi, circa un 1,9 per cento in più. I bambini che vivevano in prossimità di grandi assi stradali hanno avuto circa il 40-70 per cento in più di rischio di sviluppare asma infantile. Il valore di 1,9 è confermato anche da un altro studio Canadese, quindi potremmo considerarlo abbastanza attendibile.
Secondo  Federasma onlus, la Federazione delle associazioni di sostegno ai malati asmatici e allergici, il costo medio annuo per il Servizio sanitario nazionale per un paziente con asma è di 1.400,00 euro.
In questo caso, proiettando ‘ottimisticamente’ queste percentuali sui circa 10.000 qbitanti maggiormente impattati dalle opere viarie previste a Paderno Dugnano, ci ritroveremmo con la possibilità di 190 malati asmatici cronici in più e con una spesa ipotetica di 266.000,00 € annui. Limitiamoci a una proiezione su 10 anni e otteniamo una spesa media complessiva di 2.660.000,00 €. Ci siamo ovviamente fermati a valutare la popolazione immediatamente colpita dall’aumento di inquinamento, ma il discorso andrebbe ampliato in quanto le ricadute, anche se minori, interessano una vasta area di territorio.

Tumori (206.400.000,00 € in 10 anni)

Ma l’asma non è ne l’unica ne la più grave, ne la più costosa delle patologie per le quali vengono segnalati importanti incrementi in prossimità di importanti tratte viarie e ferrovie. Numerosi studi infatti hanno mostrato un aumento di circa il 40% nel rischio di sviluppare cancro al polmone in individui esposti professionalmente e per periodi prolungati ad alte concentrazioni di scarichi emessi dai motori diesel. Inoltre, alcuni studi suggeriscono un aumento del rischio di leucemie infantili correlato all’esposizione agli scarichi dei veicoli, dove il benzene potrebbe essere l’agente  responsabile. Ci sono studi che dimostrano che per ogni 10 microgrammi per metro cubo di aumento del Pm10, le polveri sottili, c’è un incremento dell’8% dei decessi legati al cancro del polmone.

Per quanto riguarda il paziente oncologico i dati economici sono piuttosto confusi e questo, probabilmente è legato alle diverse tipologie di patologie e dei conseguenti trattamenti adottati. C’è chi dice che un malato di cancro costi dai 50.000 ai 250.000  euro,  considerando diagnosi, ricoveri operazioni, cicli di chemioterapia ripetuta per diversi anni, che può costare anche oltre 25.000  euro al mese, riferendoci per esempio a quella con sali di platino. In base a quanto riporta negli atti parlamentari della Biblioteca del Senato della Repubblica il Secondo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici che prosegue e approfondisce le analisi avviate lo scorso anno dalla FAVO e dal Censis sulla stessa materia, per ogni paziente italiano che si ammala, si stima un costo complessivo di 25.800 euro l’anno.

Consideriamo quindi attendibili le fonti e i dati pubblicati, immaginando ottimisticamente che tra riqualificazione della Rho-Monza e Milano Meda, almeno ci becchiamo minimo un incremento di 10 microgrammi per metro cubo di aumento del Pm10 e, che conseguentemente la popolazione immediatamente impattata subisca un incremento dell’8% delle patologie tumorali (10.000 abitanti = 800 nuovi casi). A spanne viene fuori una spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale pari a 20.640.000,00 € annui. Qui purtroppo la proiezione su base decennale risulta fin troppo ottimistica, ma se fosse, porterebbe alla cifra rispettabile di c.a.206.400.000,00 €. Mmmmmmm a quanto ammontavano i terribili extracosti necessari per l’interramento???? Forse li copriremmo anche solo con la metà della cifra riportata.

Infarti (2.460.000,00 € in 10 anni)

Oltre alle patologie appena considerate vi sono anche le numerose legate all’apparato cardiocircolatorio. L’inquinamento atmosferico e le polveri sottili colpiscono pesantemente anche il muscolo cardiaco. Chi sopravvive a un attacco cardiaco diventa un malato cronico. La malattia modifica la qualità della vita e comporta notevoli costi economici per la società. il 23,5% della spesa farmaceutica italiana (pari all’1,34% del prodotto interno lordo), è destinata a farmaci per il sistema cardiovascolare (Relazione sullo stato sanitario del Paese, 2000). In base ai risultati del Progetto EpiAir relativo a uno studio condotto nel periodo 2001-2005 in 10 città italiane, gli aumenti dei livelli di PM10 e NO2 nell’atmosfera si riflettono quasi subito nell’incremento dei ricoveri per malattie cardiache, soprattutto scompenso cardiaco (+1,10% per ogni aumento di 10 µg/m3) nel caso del PM10, infarto del miocardio e angina instabile (+1,23% per ogni aumento di 10 µg/m3) per l’NO2.
Analizzando poi i dati in possesso dell’Asl di Asti, i malati cronici, nel 2007 hanno generano un costo annuale pro-capite di circa 2.100 euro. Insomma, si può stimare realisticamente che la cifra corretta per assistere annualmente un malato cronico da patologie cardiocircolatorie possa aggirarsi intorno ai 1.800/2.000 €. Effettuando il consueto calcolo, ci avviciniamo alle cifre indicate per l’asma.

Nel complesso

Infine, fra gli studi più recenti, ha sollevato particolare attenzione una ricerca sui costi sanitari dovuti all’inquinamento atmosferico da traffico, completato in Francia, Austria e Svizzera. Lo studio, in cui i tre Paesi hanno adottato la medesima metodologia scegliendo il particolato (PM10) come indicatore di inquinamento atmosferico. Tra i risultati emersi dallo studio è stato evidenziato che nei tre Paesi che hanno partecipato allo studio, l’inquinamento causa la perdita di circa 16 milioni di giornate di attività all’anno negli adulti di età superiore a 20 anni, a causa di malattie respiratorie (assenza dal lavoro, o incapacità di attendere alle normali attività quotidiane).

Il costo totale di questi impatti sanitari nei tre Paesi è stimato pari a circa 27 miliardi di Euro e comprende sia i cosiddetti costi intangibili, come il dolore, la sofferenza, la perdita di qualità della vita dovuta alla malattia o alla mortalità prematura, sia il costo dei trattamenti medici e della perdita di produttività.

Concludendo

Non voglio comunque tediare ulteriormente, almeno a livello personale ho avuto risposta alla domanda che mi ero posto.
Attenzione che per i calcoli in questione non si sono considerati i semplici ricoveri generati dall’aumento dell’inquinamento, ma si è valutato l’aumento dell’incidenza delle patologie croniche, che ovviamente comportano una spesa costante per lunghi periodi. Quando si è trattato dell’insorgenza dell’asma per esempio, si sono considerate le percentuali di insorgenza di nuovi casi e non dell’aumento dei ricoveri complessivi comprendenti anche quelli generati dal peggioramento delle condizioni di casi già esistenti, pur sempre legati all’aumento dell’inquinamento. Anche la parte di popolazione considerata è stata solamente quella in prossimità della tratta viaria interessata dalla riqualificazione, anche se le ricadute a medio e lungo termine, coinvolgeranno una fascia di popolazione molto più ampia. Per questi motivi quindi i risultati presentati possono essere considerati fin troppo ottimistici e sufficientemente realistici. Inoltre, come già affermato, in questa sede non si è preteso il rigore scientifico in quanto le variabili in gioco sono moltissime e dipendono dall’età, dalle condizioni di vita, dal tipo delle patologie, dagli inquinanti presenti e da moltissimi altri fattori. Insomma, ci sarebbe materiale sufficiente per una tesi.

Quello che si voleva evidenziare erano le cifre ‘occulte’ in gioco che non risultano immediatamente evidenti e che non vengono mai considerate nell’economia del discorso. Purtroppo, l’atteggiamento vetusto mostrato dai vari De Nicola è del tipo ‘ora e subito’. Interessa Expo 2015 e i probabili guadagni già immaginati. Chiedergli di valutare correttamente e coerentemente i costi non immediatamente visibili, è probabilmente richiedergli uno sforzo superiore alle capacità di visione possedute. Peccato, perchè nel calcolo generale dovrebbero essere coerentemente valutate tanto le entrate quanto le perdite. Soprattutto non è ‘intelligente’ venire a parlare di extracosti insostenibili quando si è pronti a sborsare cifre ben più alte per la spesa sociale. Inoltre, nelle considerazioni che ho effettuato mi sono fermato alla valutazione di quelli che potremmo chiamare i ‘costi vivi’, cioè le somme spese per il sostegno ai nuovi malati cronici. Giustamente si sarebbero dovute sommare anche i costi legati alla perdita di produttività. Di seguito per chi è curioso e ha tempo riporto alcuni testi particolarmente interessanti e semplici nell’esposizione, soprattutto il primo. Aggiungo anche un breve elenco delle principali fonti consultate.

lineeguida_inquinamento_bassarisoluzione.pdf

143930_miscellanea_pm101.pdf

Fonti

[1] [Fonte: Mayo Clinic (2010, May 6). Those living near highway and railroad intersections more likely to develop asthma, study finds. ScienceDaily. Retrieved May 7, 2010, from http://www.sciencedaily.com­ /releases/2010/05/100506141634.htm]

[2] [Us.EPA – Fourth External Review Draft of Air Quality Criteria for Particulate Matter (June,2003),Vol.II ]

AA.VV., 2005, Fattori demografici e profili di spesa sanitaria per età: il caso dell’Italia. Rapporto SIAE. Finanza pubblica e redistribuzione. Collana: “I temi dei Rapporti della SIAE”: 31-56

Cerra C. e Lottaroli S., 2003, Così ti governo la domanda. Dall’ASL di Pavia un modello di analisi dei consumi sanitari degli utenti, Articolo Sole 24 Ore Sanità Management n.29

Magidson J. e Vermunt J. K., 2002, Latent class cluster analysis, In : J. Hagenaars e A. McCutcheon (eds.) Applied latent class analysis, Cambridge University Press

Ministero della Salute, 2006, Piano Sanitario Nazionale 2006-2008

Ministero della Salute, 2008, Libro bianco sui principi fondamentali del servizio sanitario nazionale

Regione Piemonte, 2006, Atlante sanitario del Piemonte

Rivetti D., 2007, Alcuni elementi del profilo di salute della popolazione residentePopolazione residentePer ciascun comune è costituita dalle persone aventi dimora abituale nel comune, anche se alla data del censimento sono assenti perché temporaneamente presenti in altro comune italiano o all’estero. in relazione alla rete delle case della salute, ASL 19 Asti

http://www.epidemiologiaeprevenzione.it/cms/sites/default/files/u3/EPIAIR2009/LineeGuida_BassaRisoluzione.pdf

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