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Paderno Dugnano:Sindaco additato a bersaglio come gli Studenti di Cl

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Marco Alparone in apertura dell’ultimo Consiglio Comunale, ha utilizzato il riferimento a una vicenda accaduta a cinque studenti dell’Università Statale di Milano per introdurre il discorso dei manifesti dell’opposizione, che l’avevano rudemente attaccato durante i giorni precedenti.

Ai più la vicenda è risultata sconosciuta e per curiosità e completezza d’informazione ho deciso di andarne alla ricerca. In effetti, anche se si è trattato di una vicenda piuttosto grave, la ricerca è risultata piuttosto difficoltosa, forse perchè confusa o comunque oscurata dalla protesta anti Gelmini, nell’ambito della quale gli scontri hanno raggiunto il culmine.

In ogni caso il succo della vicenda citata da Marco Alparone è il seguente (Fonte Il Giornale Online – articolo di Enrico Silvestri): “Disordini tra universitari, centri sociali e polizia durante il corteo anti Gelmini. Il bilancio: due arresti e due denunce. Tutto è cominciato il 3 ottobre con il furto “proletario” alla libreria di Cl dell’università Statale e l’aggressione ai titolari

Una tensione nata il 3 ottobre quando un gruppetto di anarchici si presenta alla libreria Cusl, gestita da Comunione e Liberazione. Fanno 800 fotocopie e quando i ragazzi di Cl presentano il conto vengono malmenati. Un mesetto di indagini da parte dei carabinieri del nucleo Informativo e venerdì 13 una novantina tra agenti e militari vanno a prendere i cinque.

Poi su uno striscione appeso in atrio compaiono i nomi dei giovani di Cl autori della denuncia, quasi a indicare i bersagli di un’eventuale rappresaglia.”

Boh, forse l’episodio non si presta esattamente ad essere utilizzato come esempio per l’introduzione dell’arringa contro il manifesto d’accusa diffuso dall’opposizione. In effetti il manifesto affisso nei giorni scorsi, attraverso il quale lo schieramento di partiti dell’opposizione precedenti sostenitori dell’interramento Rho-Monza, invita il sindaco a non arrogarsene l’esclusivo merito, manca sicuramente di stile e Savoir Fare.

Da qui ad arrivare come proposto nell’interpellanza del capogruppo Pdl Rimoldi “…se è possibile attuare un controllo preventivo che contemporaneamente tuteli il buon nome ed il decoro delle persone; evitando così al responsabile dell’autorizzazione, dove riscontrasse mancanza di autodisciplina, di correttezza e caduta di stile da parte del proponente, di rendersi oggettivamente complice non solo di un reato penalmente perseguibile, ma anche di informazioni ingannevoli tese a distorcere la realtà.”, forse si esagera un po’, anche perchè la libertà d’espressione è comunque sacra e nessuno può arrogarsene il diritto di gestirla e filtrarla.

Chi infatti dovrebbe accollarsi l’onere di effettuare il famoso ‘controllo preventivo’? Con quali criteri? Se la libertà d’espressione sconfina in reato ci sono già leggi predisposte che consentono all’offeso di difendersi e tali leggi possono essere tranquillamente essere applicate tanto a un annuncio pubblicitario quanto a un manifesto regolarmente richiesto.

Togliendo ad esempio la possibilità di affiggere manifesti come quello incriminato chi avrebbe impedito che lo stesso non venisse veicolato tramite stampa con l’acquisto di apposito spazio pubblicitario? Forse sarebbe stato anche peggio. Procedendo come ipotizzato nell’interpellanza di Rimoldi si rischierebbe di ricadere in una forma di ‘censura politica’ e nominare una commissione appositamente per valutare di volta in volta i manifesti ‘sospetti’ sembra francamente esagerato.

E’ un po’ come la discussione che si sta sviluppando in questi giorni relativa alle scelte di censurare o semplicemente moderare i commenti, anonimi o meno. Effettivamente esistono molte analogie ma anche profonde differenze in quanto per affiggere regolarmente un manifesto l’autore è comunque identificabile e per ottenere l’autorizzazione all’affissione deve fornire le proprie generalità. Gli anonimi dei blog, salvo in casi estremi e a fronte di reati espliciti, restano tali.

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