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Paderno Dugnano:Lavori stradali…complimenti all’organizzazione

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Due ore per percorrere la Rho-Monza dalla rotonda di Baranzate all’uscita di Paderno Dugnano alla rotonda delle giraffe. Macchine nemmeno a passo d’uomo ma ferme per interi minuti per poi guadagnare un metro. Gente al rientro da una giornata di lavoro costretta a ore di coda. E’ questa la vergogna che hanno dovuto subire migliaia di automobilisti durante la giornata di Venerdì scorso. Giornata, perchè già dal mattino la Rho-Monza in direzione Milano era nelle condizioni descritte. Il motivo? Sembra si sia trattato di lavori di asfaltatura in zona Sesto S. Giovanni. Queste porcherie avevano già provato a farle precedentemente all’altezza di Paderno, generando sempre code paurose. Ora mi chiedo se la giornata di venerdì rappresenti il momento migliore per impattare su una strada che normalmente entra in crisi se un corvo si appoggia su una delle corsie di marcia. Ipotizzare di fare i lavori durante la notte? Nel Weekend? Complimenti ancora a chi ha organizzato brillantemente questo capolavoro. Inutile dire, come descrive fin troppo bene Ferruccio nel testo seguente, che gli esasperati automobilisti hanno iniziato ad avventarsi sulle uscite che via via si presentavano, intasando complanari e strade limitrofe. Tutto intorno alla Rho-Monza collane interminabili di stop e luci di posizione addobbavano il paesaggio. Io ho vissuto personalmente l’incubo sulla strada principale, di seguito invece Ferruccio scrive dei caroselli che si sono svolti tutto intorno, traendo le ovvie, inquietanti e conseguenti conclusioni.

PROVE TECNICHE DI INGORGO…

Ieri sera, venerdì 20 novembre 2009, finisco di lavorare abbastanza tardi. Sono, all’incirca, le 19. Da pochi giorni ho iniziato a dare una mano ad un gruppo di colleghi che si occupano più diffusamente di centrali telefoniche. Hanno bisogno della mia esperienza sugli impianti delle stazioni GSM per fare un collegamento di una stazione che abbiamo smontato in Germania e dobbiamo cablare in laboratorio, qui a Cinisello. Abbiamo speso tutta la settimana nel rimettere in funzione tutti i singoli pezzi: trasmettitori, controllore di stazione, convertitore ADX per mettere tutte le linee su fibra ottica, trasportare i flussi al Media Gateway, mandare tutta la segnalazione al MSS server che sta a Monaco, indicare ai colleghi d’oltralpe che cosa non va secondo i nostri tracciamenti, concordare le modifiche, verificarne i benefici… Ognuno secondo la propria area di competenza. Sembra facile, ma, oltre ai problemi tecnici, scopri anche che qualche fibra è stata collegata male, che qualche linea, anziché inviare segnale, è messa nella posizione di ricezione. E giù a verificare la continuità elettrica, con testers ed oscilloscopi. E poi devi modificare tutti i database, perché in Germania ci sono alcuni identificativi di rete che in Italia sono diversi. Il tutto deve esere asservito a quello che ti dice la centrale. Tutto sto bailamme ci ha impegnati tutta la settimana, dalle sette e trenta di mattina, fino alle sette di sera, ogni sera. La centrale telefonica è in un seminterrato: non ti accorgi del tempo che passa, anche perché, essendo sotto terra, non vedi il passaggio da giorno a sera. Quando alzo gli occhi verso la finestra è già buio… Ma oggi è venerdì sera: devo andare recuperare mia figlia dalla nonna. Non posso attendere oltre. Alle sette saluto e vado. Manca ancora poco a finire: manca solo l’ultima linea e poi il pannello degli allarmi sarà tutto verde, indice che tutto è ok. Ci penserà Paolo a finire. Lui è single, può fermarsi ancora un pò. Grazie Paolo! Esco, finalmente. La via Monfalcone, qui a Cinisello, è quasi deserta a quest’ora. C’è solo un po’ di coda in fondo, al semaforo. Prendo il viale Togliatti per tornare a Paderno. E’ un tragitto che, normalmente, in dieci minuti mi porta a casa. Anche stasera sembra così, non ho motivo di immaginare che non lo sarà affatto.

Giungo in fondo al viale, sulla rotonda che immette sul rettilineo che incrocerà via Erba, diventando, a Paderno, via Alessandrina.

Alla rotonda di via Erba vedo che c’è qualcosa che non va: tutta la via Erba, in direzione nord, verso Calderara, è una colonna di auto ferme. La fila arriva fino a Cusano. Gentilmente, una signora ferma sulla rotonda capisce che io devo entrare in via Alessandrina e, quindi, fa una piccola retromarcia di qualche metro e mi lascia attraversare. Percorro la prima parte della via senza altri problemi ma, in lontananza, scorgo tante luci rosse di “stop” di auto in colonna, in direzione di via Gramsci. Cacchio – mi dico – mi sa che stasera c’è un po’ di “casino”. Quando arrivo per svoltare a destra, in viale dell’industria, in direzione di via generale Dalla Chiesa, noto che è tutto fermo, una desolante marmellata di auto, tutta la via tappezzata di scatole di metallo, inesorabilmente ferme. Istintivamente cerco “la via alternativa” e proseguo verso via Gramsci. Ma, immediatamente, mi ravvedo. Dove vuoi andare? Non vedi che davanti a te sono tutti fermi?

Anch’io mi sono fatto prendere dalla “sindrome della scorciatoia” che, ogni volta che sei in queste situazioni, inevitabilemte ti prende senza pensarci: è come un riflesso istintivo e lo avverti più forte quando, come era il mio caso, sai che sei a pochi metri da casa e vorresti arrivare subito, adesso. Senza attendere oltre. Ma non possiamo “teletrasportarci” come il capitano Kirk di Star Trek. Dobbiamo solo armarci di pazienza, essere ragionevoli ed attendere che il traffico, lentamente, si stemperi. Così mi riporto in viale dell’industria e mi accodo per andare in via generale Dalla Chiesa. All’orizzonte vedo la Milano-Meda, completamente ferma, per cui ecco trovata la causa di tanta confusione a quell’ora di venerdì, quando non avrei dovuto certo trovare tutto questo traffico. La direzione nord della Milano-Meda è bloccata per qualche motivo, le strade di accesso (la via Erba e la via generale Dalla Chiesa) non smaltiscono il traffico d’ingresso per la Milano-Meda e, al contrario si intasano ulteriormente di traffico addizionale di automobilisti che cercano sulle complanari quella via di fuga che vorrebbero trovare come alternativa alla Milano-Meda medesima, ottenendo, invece, l’effetto contrario. Passo interminabili minuti a rimirare le luci di posizione del SUV che mi sta davanti: l’ingombro del veicolo è tale per cui non mi è consentito vedere altro; per fortuna che Radio Montecarlo fa un bel notiziario di svariati minuti, così mi distraggo un po’ dal delirio viabilistico che sto vivendo. L’impazienza regna sovrana fra i miei compagni di sventura: vedo chiaramente qualcuno che si agita nel suo abitacolo; qualcuno scuote la testa; qualche labiale rubato dal volto di qualcuno che mi passa accanto rivela inequivocabilmente la più classica delle bestemmie. Per alcuni minuti non succede proprio nulla, non si va né su né giù. Qualcuno comincia a spazientirsi ed improvvisa un’inversione ad U cercando “fortuna” per altro percorso. Qualcun altro prende la via Dogali per cercare la fuga in via Rosselli: niente di più sbagliato dal momento che anche la via gramsci è “imballata”, compresa la parte finale della via Alessandrina. E’ assolutamente ragionevole che chi sta incolonnato in via Alessandrina stia già cercando la fuga verso via Rosselli, tagliando per le vie laterali che incrociano anche via Leopardi e via Fermi. E’ tutto rigorosamente già “esplorato” e senza sbocco in questo momento. Tutti questi tentativi isolati non fanno altro che aumentare la confusione per le vie laterali: tant’è che un vero fiume di auto ritorna, incanalato da via Fermi, su viale dell’industria, per riprendere la via maestra, ovvero via generale Dalla Chiesa, che è poi la strada che sto faticosamente cercando di percorrere per tornare a casa.

Si avanza a “botte” di centimetri, bisogna rassegnarsi e prenderla con filosofia. Approfitto della situazione per fare una telefonata in tutta sicurezza, tanto sono fermo: “sto arrivando, non ti preoccupare, c’è la coda”.

Lentissimamente il serpentone si snoda a fianco di Sforzin, nel sottopasso: riesco a contare tutti i lampadari che vedo in vetrina, riseco anche ad osservare con calma il murales dedicato a Micael Jackson, che i ragazzi hanno dipinto sul “loro” muro là vicino.

C’è tempo per pensare inevitabilemte alla Rho-Monza. Mi chiedo: ma quando qui avranno aggiunto un’altra corsia ad ogni senso di marcia della Milano-Meda, quando questa farà da collegamento alla Pedemontana, quando qui ci saranno anche gli accessi alla Rho-Monza e la Rho-Monza stessa, quanto si moltiplicherà questa massa di auto dispersa per la città ogni volta che si verificherà un intoppo su una di queste arterie? La via generale Dalla Chiesa sarà una complanare: di quante auto disperate si imballerà in caso di code? Ed i camion, dove li mettiamo? Dove cavolo si disperderanno (o cercheranno di disperdersi) i gianteschi TIR?

Non ci voglio neanche pensare ad una tale ipotesi. L’interramento serve anche per evitare questo: proteggere la salute dei cittadini significa anche evitare la dispersione del traffico impazzito fra le vie in questi casi che, facile ad immaginarsi, non saranno poi così infrequenti. E, con tutte quelle corsie, quante migliaia di auto vorranno trovare la loro via di fuga fra le nostre case?

Finalmente risalgo dall’altra parte, metto la freccia a sinistra, devo prendere la direzione del “lavaggio Luisa”. Sono fra i pochi che devono andare di là, sulla rotatoria. Un ultimo sforzo ancora e sarò … libero! Sì, finalmente libero. Libero di tornare a casa ad abbracciare mia figlia.

Ferruccio Porati

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