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Paderno Dugnano:La Rho-Monza da cataclisma potrebbe trasformarsi in opportunità

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In questo periodo ho sentito dire più volte che l’ideogramma cinese che rappresenta la parola crisi in realtà è composto dalla combinazione del carattere che significa pericolo e da quello che significa opportunitàLa crisi vista quindi come la possibilità di cogliere un’opportunità. Il perchè di questa disquisizione sulla scrittura orientale è dovuto al fatto che il significato veicolato dall’ideogramma appena descritto, è quello che meglio di tutti riassume il senso e l’importanza del progetto alternativo al Piano Preliminare per il potenziamento della Rho-Monza che l’Architetto Fabrizio Allegro oggi pomeriggio presenterà al vicesindaco Bogani.  Naturalmente la proposta che verrà presentata è stata condivisa con Porati (CCIRM), Abbati (AMICI GRUGNOTORTO), Calvano (LEGAMBIENTE).

Così come previsto nel Piano Preliminare rifiutato dalla cittadinanza e dalla precedente amministrazione, il potenziamento dell’arteria stradale, oltre alle ben note ricadute negative in termini di inquinamento chimico e acustico, avrebbe accentuato significativamente la divisione territoriale già compromessa tra i quartieri del Villaggio Ambrosiano e Paderno. La proposta che verrà presentata dall’architetto incaricato dalle associazione e dal comitato cittadino per rappresentarli al tavolo tecnico, potrebbe invece condurre alla riunificazione del tessuto urbano, eliminando le divisioni già esistenti tra i due quartieri. Ma non è tutto. Invece di inquinamento e rumore la proposta dell’architetto Fabrizio Allegro porterebbe alla nascita di un nuovo parco di c.a. 2 chilometri per 100 metri. Una striscia verde che andrebbe ad aggiungere territorio al sistema dei parchi, eliminerebbe le esistenti divisioni territoriali e invece di smog e rumore introdurrebbe alberi.

Non solo. La proposta di Fabrizio Allegro prevede anche il coinvolgimento della Milano-Meda, di cui non sempre si parla ma che è strettamente connesso al problema della Rho-Monza. Le due arterie stradali, i problemi che le affliggono e i piani di potenziamento previsti sono infatti due facce della stessa medaglia.

Visto così sembrerebbe il paradiso e, con lo sforzo e l’impegno di tutti potrebbe diventarlo. Da pessimista mi viene da dire che è troppo bello per essere vero e sicuramente, come già avvenuto innumerevoli volte nel corso di questa vicenda, spunterà fuori qualche impedimento non considerato. Mai come ora spero di essere miseramente smentito. In attesa quindi di conoscere le prime impressioni della giunta e degli altri protagonisti del tavolo tecnico e soprattutto, della famosa e latitante Assemblea Pubblica richiesta dalla cittadinanza e accettata dal sindaco, lascio volentieri la parola a Fabrizio:

COMUNICATO STAMPA 

Concludevo il mio precedente intervento circa l’avvio del tavolo tecnico per lo studio dell’interramento della Rho Monza enunciando che l’interramento aveva trovato il suo percorso. Ed è su questo tema che dobbiamo riflettere.
Sono allo studio (di fattibilità) i nuovi tracciati e le modalità di realizzazione.
Ed è da tempo che pensavo ad una proposta, ed al sindaco, in un colloquio riservato dello scorso luglio, dissi che avevo in mente una idea che interessava sia la Milano Meda sia la Rho Monza, ed alla presenza di F. Porati del CCIRM ed E. Abbati dell’Associazione Amici Grugnotorto, ma senza ulteriori dettagli.
Oggi sta maturando e concretizzandosi in un tracciato alternativo, che non prescinde dall’altra arteria attigua che è la Milano Meda.
All’incontro del Tavolo Tecnico ho fatto una esplicita domanda, ovvero se il tracciato poteva anche esser rettificato e passare sotto all’attuale sedime della Milano Meda.
La risposta è stata affermativa
ed anzi è nata da lì anche una seconda possibilità circa una totale rettifica del tracciato, funzionale alla minore estensione della tratta interrata da realizzare con un sistema di perforazione sotterranea (TBM) ai fini di ridurre il costo della soluzione interrata.
Ed è da questa stessa considerazione che emerge la mia idea.
Innanzitutto mi chiedo come si possa prescindere dallo studio in contemporanea tra la Rho Monza e la Milano Meda.
Tale arteria nord/sud è l’elemento di connessione tra le principali direttrici est/ovest (la A52 e la A4) e sarà asservito al transito di veicoli, per lo più commerciali, che dalla Pedemontana si immetteranno sul sistema delle tangenziali di Milano, con non poche criticità ambientali.
Da cosa derivano tali criticità ?
Da un sostanziale incremento di traffico che andrà ad aggiungersi a quello che attualmente percorre la SS35 dei Giovi.
La percorrenza di veicoli in numero quasi triplo a quello attuale non rende l’idea di quanto rumore e inquinamento atmosferico possa generare ?
Questa la principale criticità.
Oggi vediamo discutere delle responsabilità delle governance, ma è oggi che si può e si deve incidere sul procedimento.
Le infrastrutture portano con sé oltre ai costi di realizzazione altri oneri per le acquisizioni, ma anche ulteriori opere, definite di “mitigazione” o  “compensazione”. Opere che vengono messe in campo per moderare l’impatto della infrastruttura e che generano riqualificazione del
paesaggio, ma spesso sono esse stesse trasformazione, mediante impianti che in origine non erano proprie dello stesso paesaggio.
Mitigare però significa ridurre, non certo eliminare la situazione di criticità generatasi. La Compensazione è invece una sorta di indennizzo che si deve pagare per situazioni in cui è anche impossibile intervenire con interventi di moderazione dell’impatto ambientale e comunque per quei progetti da cui consegue la necessità di riqualificare il territorio.
Quello a cui penso nella proposta è una Compensazione Ecologica che sia rigenerazione dell’eco-mosaico fatto di prati, seminativi, siepi e arbusti, rogge, filari, piccole aree boscate, mediata dalla presenza della città e quindi da collegamenti ciclabili, o altre attrezzature per rendere anche fruibile questo nuovo paesaggio.
La Valutazione di Impatto ambientale in Italia prevede una scala di possibilità di tutela della risorsa “suolo” e promuove la pianificazione ecologica, nel rispetto di tale risorsa esauribile. Al vertice della scala c’è l’evitare, poi il ridurre, il mitigare ed infine il compensare.
Nel mio progetto si mettono in atto rigenerazioni delle risorse di suolo, da preservare e quindi tutelare con la creazione di un parco ecologico.
Oggi si può anche “costruire paesaggio” senza alcuna difficoltà e quindi è oggi il momento più adatto per presentare una seria alternativa, ma anche perché siamo all’inizio della procedura del tavolo tecnico. Proporrò questa “terza via”, ed è una proposta di scala territoriale.
Quanto sarebbe lo spazio liberato dalle due autostrade?
Oggi sono previste molte migliaia di metri quadrati di espropri e si propone ai soggetti che devono realizzare l’opera di acquisire le ulteriori aree (come previsto dall’attuale progetto), ma per rendere una discreta porzione di territorio alla città di Paderno Dugnano.
Proposta forte, ma ogni buon progetto ha la sua valenza nella distanza che prende da quello che è consueto (o desueto ?), ma è una proposta iniziatica che sarà utile per avviare correttamente lo studio preliminare della Milano Meda.
Quindi se le due autostrade fossero interrate entrambe, nella tratta in affiancamento, si creerebbe territorio, quindi un “corridoio” in direzione est/ovest che potrebbe essere l’elemento di giunzione nel sistema dei parchi e delle presenze ambientali, di non poco conto in questo territorio depresso.
Ad est si presenta, non molto distante il Parco delle Groane (Parco Regionale che è area protetta) e poi il parco della Balossa, sino al Parco del Seveso (in direzione nord sud) sino al PLIS Grugnotorto Villoresi.
La Provincia di Milano è poi estensore del progetto per la “dorsale verde”.
Tale progetto prevede , in conformità con il PTCP (piano territoriale di coordinamento provinciale), la necessità di dare continuità ai parchi della Provincia di Milano, e non solo.
La proposta del mio studio tratta quindi la modifica del tracciato della Rho Monza, spostandola di circa 60 metri più a sud, in corrispondenza dell’attuale sedime della Milano Meda. Ciò che ne deriverebbe quindi è un grande “corridoio verde”.
Un parco lineare lungo 2 km e largo circa 100 metri, che è una promenade che potrebbe venire attrezzata con piste ciclo-pedonali, carrozzabili, o altre strutture tipiche di un parco fruibile, oltre a filari e attrezzature per l’accessibilità ai due parchi, come parcheggi e quant’altro.
Aumento consistente dello standard comunale (oltre 25 ettari), visto che le aree sono provinciali e potrebbero venire trasferite o gestite dalla A.C. di Paderno Dugnano, con il naturale beneficio nella verifica del PGT.
Si eliminerebbe la cesura del tessuto tra nord e sud e la viabilità locale potrebbe avvenire sul piano strada, senza sottopassi e sovrappassi e si garantirebbe la continuità territoriale.
Un sistema di tal genere potrebbe essere individuato nel piano dei servizi, nella programmazione a venire del nuovo piano per la città, se condiviso.
Credo sia proprio dal Paesaggio che dovremo ripartire.
Il paesaggio del nord Milano non è solo “città diffusa” è anche un’insieme di beni da preservare (le aree tutelate), beni dell’ambiente, che non sono dell’uomo. Non si tratta di interessi particolari, ma di preservazione degli stessi beni della collettività e della collettività stessa, e quindi oltre al codice dei beni ambientali e del paesaggio non dovremmo dimenticare gli assunti della Convenzione Europea del Paesaggio.
Il paesaggio è storia, memoria e cultura dei luoghi e quindi della comunità.
Si devono scardinare i processi insediativi che occupano il suolo, senza senso e regola
.
In un tessuto urbanizzato come quello in esame è impensabile governare con queste modalità arcaiche senza capacità di analisi, giustificando a posteriori progetti (spesso quelli commerciali) imposti.
Il nuovo “modello urbanistico”, quello della città portata all’interno dei centri commerciali, negli spazi della grande distribuzione che invade le aree attigue alle arterie della mobilità, non sono altro che il frutto dell’incapacità di governare il territorio e la città.
Le città sarebbero altri microambienti se le stesse strutture di servizio o terziarie fossero organicamente distribuite nei centri cittadini.
E’ mancata progettazione ambientale e la proposta che promuovo si muove in questa direzione.

Dr. Arch. Allegro Fabrizio

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