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Paderno Dugnano:Là dove gli altri arrivano prima

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Prima era stato il caso del Comune di Baranzate, dove il Commissario attualmente in carica è riuscito ad avere appoggio all’unanimità da parte di tutte le forze politiche sul problema Rho-Monza (qui).

In pratica, là dove nel nostro comune le diverse fazioni si tirano la coperta per attribuirsi il merito di aver finalmente attivato il tanto agognato tavolo tecnico, oppure si scaricano le colpe per il troppo tempo trascorso e dove, per indire un’assemblea pubblica l’attuale sindaco sembra aspetti un segno celeste (fa ben sperare l’approssimarsi del periodo natalizio dove si confida in una visita dell’Arcangelo), nel vicino comune di Baranzate, grazie alla D.ssa Maria Luisa Inversini, attualmente Commissario Prefettizio, la società Serravalle ha di recente convocato un tavolo tecnico sulla strada Rho-Monza, dove il delegato del comune ha presentato un atto di indirizzo, che ha adottato recependo l’orientamento emerso nel Consiglio Comunale aperto tenutosi a Baranzate condiviso da tutte le forze politiche e sociali. In buona sostanza, in tale atto si sono ribadite le richieste pregresse dell’ente in merito alla localizzazione del tracciato e al suo impatto ambientale.

Vabbè, un caso fortuito.
 
Senonchè, si presenta il caso del Comune di Bresso (qui), dove recentemente è stata inaugurata con soddisfazione di tutti la casetta dell’acqua.
 

In pratica, là dove nel nostro comune non si capisce come mai sia scomparsa la casetta prevista insieme alla nuova sede dell’Ages recentemente inaugurata e i cui costi erano a carico del CAP, di Ages e di uno sponsor privato, nel vicino Comune di Bresso la nuova casetta dell’acqua, oltre che un compito di risparmio e di rispetto dell’ambiente  svolge già quella funzione sociale che l’Amministrazione si era prefissata: far incontrare bambini, adulti e anziani in piazza. La cosa non sembra impossibile se è vero che molti altri comuni come Melegnano e Sesto San Giovanni già da tempo fruiscono dei servizi erogati sia dalle casette dell’acqua sia da quelle del latte.
Ah già, stavo giusto dimenticando le casette del latte, quelle che a Paderno Dugnano hanno fatto una breve comparsa per poi arrendersi all’azione dei vandali (qui) che non si è riusciti a contrastare, così come non si riescono a contrastare i graffittari che Paderno addirittura sembra esportare, se è vero che l’altro giorno uno di questi artisti estemporanei è stato bloccato e denunciato in altro comune.

Vabbè, altri casi ‘anomali’ che per pura coincidenza si inanellano tra loro.

Torno a scorrere le cronache dei passati consigli comunali e mi accorgo che la richiesta del consigliere dell’IDV di provvedere alla pubblicazione online delle riprese dei Consigli Comunali, servizio del resto che era già stato previsto a non ancora realizzato, viene tranquillamente offerto da comuni come Desenzano del Garda, Sesto San Giovanni, Concorrezzo e GROTTAMMARE.

Eh si, insomma, i primi dubbi che qualcosa non stia funzionando a dovere iniziano a sorgere.

Infine, oggi leggendo ‘Il Giorno’nella sezione dedicata ai comuni del nord Milano vedo in primo piano nella pagina dedicata a Sesto San Giovanni il titolone “Il Voto del Consiglio – L’acqua resti pubblica. Sesto lotta in prima fila”. Se non ho capito male, il comune ha ceduto beni per 30 milioni a Cap Holding, la società a capitale pubblico, i cui soci sono gli enti locali e alla quale partecipano 196 Comuni delle province di Milano, Lodi, Pavia, Monza e Brianza. In una dichiarazione del Sindaco Giorgio Oldrini in una serie infinita di città è stato approvato un ordine del giorno che dice no all’acqua privata. Con questa decisione Sesto diventa il comune di riferimento tra i soci.

In pratica, là dove nel nostro comune l’OdG sull’acqua pubblica presentato dai tre partiti di opposizione che chiedevano a Sindaco e Giunta di dichiarare l’acqua “bene pubblico inalienabile” veniva bocciato con il solito lapidario risultato di 19 a 12, in un comune a noi vicino accadeva il contrario e si investiva pure. E’ vero, la discussione a Paderno era un po’ diversa, ma è stata definitivamente chiusa dopo un rimpallo di accuse di strumentalizzazione dell’argomento e non si è voluto nemmeno lasciar aperto uno spiraglio di discussione e approfondimento.

Insomma, lo scenario che si viene a delineare leggendo i fatti sopra riportati non è dei più incoraggianti. Decisioni tutto sommato semplici e non eccessivamente onerose, anche quando già previste e coperte finanziariamente vengono immotivatamente rimandate. Ogni discussione degenera in quasi rissa, o meglio in partita di tennis, dove invece di intavolare discussioni costruttive e riuscire in qualche modo a convergere su decisioni comuni si passa il tempo a rimpallarsi responsabilità e antichi e a troppo repressi rancori.

Ora non dico che i comuni sopra citati non abbiano i loro problemi, ma certo hanno fornito la prova che decisioni alle quali Paderno Dugnano era già giunta e sulle quali si è poi inspiegabilmente arenata non solo sono possibili, ma facilmente e velocemente realizzabili.
Per qualsiasi attività e decisione anche banale sembra che Paderno Dugnano tutto si blocchi in attesa ‘di un segno’. Ogni cosa sembra trasformarsi in una missione ai limiti del possibile.

Invece di portare celermente a compimento attività richieste e già programmate come un’assemblea pubblica o una casetta dell’acqua, ci si interroga sulla necessità di costruire un nuovo ponte dove già ne esiste uno e non si parla nemmeno lontanamente di costruire un sottiopasso dove invece servirebbe.
Non so, sarà l’inverno e la tristezza delle bigie giornate nordiche ma nell’insieme del meccanismo Paderno Dugnano passato e presente avverto una stonatura, qualcosa che non gira come dovrebbe e come sarebbe anche possibile.

Vedo comuni limitrofi imporsi ad esempio con iniziative significative e meritevoli, mentre vedo Paderno Dugnano isolata, raggomitolata su se stessa, più intenta a compiangersi che a reagire. Ok, il bilancio è di guerra, ma di questo passo lo diventa anche il nostro territorio.
Boh, spero che qualcuno voglia smentirmi perchè vedere ridotta così la città dei propri avi un po’ di male fà.

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