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Paderno Dugnano:appunti di viaggio

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Ho ricevuto e volentieri pubblico alcune considerazioni che Ferruccio Porati ha avuto modo di sviluppare durante un recente viaggio di lavoro. Considerata l’intensità delle attività che negli ultimi giorni hanno visto coinvolti cittadini e istituzioni sul problema Rho-Monza, forse una pacata riflessione può contribuire a “stemperare” un po’ il clima. Lasciamo quindi la parola a Ferruccio:

Vi mando le mie impressioni di viaggio, quando a giugno andai a Monaco per prendere un po’ di lavoro. Sono considerazioni che gravitano un po’ attorno alla Rho-Monza, un po’ attorno ai problemi del lavoro, visti in paesi diversi dal nostro e, quindi, si acuisce il rammarico per come le cose (non) funzionano in Italia, mentre basta valicare una qualsiasi frontiera alpina per respirare un clima differente…

HO VISTO COSE CHE VOI UMANI…

Recentemente sono tornato in Baviera, più precisamente a Monaco, per motivi di lavoro. Dieci anni fa, nell’estate del 1999, ci ho speso diversi mesi in modo continuativo. Allora bisognava lanciare il GPRS sui sistemi GSM, e noi di Siemens eravamo là, per arrivare prima di altri sul mercato e “fare l’affare”…

Allora si viaggiava Lufthansa “business class”. Oggi non più. Esattamente dieci anni dopo, nel mezzo di una crisi del settore che, ancora oggi, stento a credere come possa essere così pesante, siamo appena stati là: quattro colleghi su una macchina, in missione, per cercare di portare a casa “gocce” di lavoro, per tirare avanti “ancora un pò”. Stiamo agonizzando su un prodotto che, da un punto di vista tecnico, avrebbe da dar lavoro a tanta gente ancora per una ventina d’anni. Ma le leggi del “Mercato” e le decisioni dei “top managers” nulla hanno a che vedere con la logica della validità tecnica di un prodotto rispetto ad un altro…

Ma non è di questo che volevo parlarvi.

L’occasione del viaggio (low cost) in auto da Milano a Monaco è stata per me motivo di vedere come in un nostro paese vicino, anch’esso facente parte dell’Unione Europea, anch’esso retto alternativamente negli anni dalla SPD (l’analogo del nostro centro-sinistra) ed attualmente dalla CDU della Merkel (l’analogo del nosto centro-destra), affronti le questioni urbanistiche, viabilistiche ed ambientali in modo totalmente differente da quanto avviene da noi, in Italia.

Il viaggio “low cost” verso Monaco di Baviera inizia con l’impostazione del navigatore sul tragitto più breve (anche questo è “risparmio”). Ne esce, anziché il tradizionale Brennero, il seguente tragitto: Chiasso-San Bernardino, poi virata verso Chur e da là dritto su Lindau (che è già Germania) e poi su Monaco. Poco più di 500 Km.

Il tratto svizzero che porta a San Bernardino, estremo lembo italiofono in terra elvetica, è decisamente una tappa paesaggistica che lascia senza fiato per la bellezza e l’imponenza delle montagne, dei ghiacciai, delle cascate e delle foreste di conifere in cui questa “autostrada” si snoda. Ingegneristicamente parlando è stata fatta un’opera immane, di impatto accettabile. Imboccato il tunnel del San Bernardino, si sbuca nella Svizzera tedesca e di là si punta decisamente verso
la Germania. Dopo una breve sosta in Austria per fare rifornimento (il carburante costa meno…), si riparte.

Sarà un caso, ma tutta la tratta tedesca è interessata da una serie di lavori di ampliamento, o, meglio, di trasformazione. Immediatamente comincio a ricollegare tutti i pezzi di vecchi ricordi e la mia memoria (che comincia a dare qualche segno di “ruggine”) mi fa ricordare che la prima volta che feci questo tragitto fu di ritorno dall’Oktoberfest 1995, al buio e che, allora, questa era per grandissima parte una statale ad una corsia per senso di marcia. Oggi è una vera e propria autostrada, in parte ancora da finire, a due corsie per senso di marcia e relative corsie di emergenza. Caspita!

Io, che negli ultimi sei mesi, mi sono buttato a capofitto nelle questioni maledette di questo progetto Rho-Monza, come guidato da un senso innato, faccio correre l’occhio su tutto ciò che è “barriera anti rumore”, “trincea”, “tunnel” propriamente detto, “piantumazione”, “urbanizzazione”. Sia sul tragitto autostradale, sia dentro Monaco stessa.

Procediamo per gradi.

La prima cosa che a me, italico viaggiatore dell’Hinterland milanese, salta all’occhio sull’autostrada tedesca è la quasi totale assenza di “urbanizzazione” tra una città ed un’altra, tra un paese ed un altro. Non ci sono abituato: io passo da Paderno a Cusano a Cormano a Bresso a Milano… senza soluzione di continuità. Qui è l’esatto opposto: si viaggia in autostrada in compagnia di foreste di querce e conifere, intervallate da campi coltivati. Tra un insediamento umano ed un altro non c’è nulla; anche l’illuminazione pubblica delle aree rurali è ridotta al minimo. Non si incontrano neanche le miriadi di autogrill e stazioni di servizio che incontriamo da noi; non ho visto neanche un’IKEA, né un “Semeraro”. Niente di tutto ciò. Diversamente da noi, colpisce la segnalazione “Kapellebahn”, che indica che nei pressi c’è un luogo sacro, se vuoi fermarti per una preghiera.

E’ evidente che in Germania c’è un altro rapporto col territorio: si costruisce (a piano) dove si deve costruire; fuori dalle aree deputate no. Evidentemente i Tedeschi costruiscono bene dove serve. Dico questo perché Monaco è una città cosmopolita, del tutto comparabile, per estensione, abitanti ed importanza economica, a Milano. Però a Monaco, dove trovi il cartello con la barra rossa trasversale sul nome della città (quello che dice che il Comune finisce là), iniziano davvero la campagna e la foresta…

Un’altra cosa che mi colpisce è l’utilizzo frequente delle “trincee”. Ce ne sono veramente tante: non sono, in genere, imponenti come quelle della nostra Tangenziale Nord, per intendersi. In molti casi somigliano più a dei semplici terrapieni e sono trattate fin da subito (ho visto dei lavori in diretta) per avere l’aspetto di verdi colline: appena la ruspa finisce il proprio compito, dando al ciglio della trincea la pendenza di 60 gradi circa, gli operai stendono sul crinale una tela che sembra di paglia all’interno della quale c’è la semina del prato che, in poco tempo (in questo favorito dal clima piovoso), dà all’ambiente creato un deciso colore verde.

Il tutto è immancabilmente corredato di nuove piantumazioni. Le pendici e gli orli superiori delle trincee vengono costantemente piantumati. Non ce ne sarebbe bisogno, perché, come ho detto prima, sei circondato di boschi di querce e di conifere. Ma tale è la sensibilità per ridurre gli impatti ambientali al minimo in questo paese. E i nuovi alberi non sono alti come “gli asparagi”: sono alti un paio di metri almeno. Ma, forse, qui il clima aiuta i Tedeschi più che da noi. Non so esprimere un giudizio positivo o negativo, riporto solo una differenza sostanziale: i Tedeschi piantumano già “alberi”, non “virgulti”.

Continuando sull’autostrada, da Lindau verso Monaco, sorprendono la quantità e la diversità delle barriere fonoassorbenti che sono state poste: da quelle tradizionali di tre metri poste a protezione di qualche insediamento che vedi in lontananza: cose che da noi hai dovuto lottare degli anni per dare un po’ di sollievo a qui poveretti di via della Quercia, che vivono attaccati alla Milano-Meda. In tutta l’autostrada non ho visto un solo insediamento così attaccato ad essa. In tutto questo tratto di Germania non c’è nessuno che vive attaccato ad essa così come, al contrario ci troviamo a vivere a Paderno su tutto il fronte che parte dalla Rho-Monza al Villaggio Ambrosiano fino alle zone di Calderara sulla Milano-Meda. O come ci troveremo a vivere se passerà il preliminare di riqualifica della Rho-Monza.

Ci sono dei punti in cui l’autostrada si avvicina leggermente ad alcuni insediamenti, ma qui sono state costruite barriere ancora più alte ed incurvate, quasi a voler far ricadere tutto il disagio creato sulla strada medesima. Queste strutture ricordano, per forma, i disegni tridimensionali che si vedono sui nostri articoli di giornale, per descrivere le barriere che, forse, verranno poste sulla tengenziale est a protezione di Cologno, dopo decenni di sofferenza per i Colognesi coinvolti. Ebbene, le ho viste: là, in Germania, sono una regola, adeguata alla rilevanza dell’area da proteggere. E, parlando a mensa con i colleghi tedeschi, non mi pare proprio che per vedere realizzato tutto ciò sia stato necessario creare comitati e movimentare dal basso la gente: semplicemente è stato pianificato un progetto nel rispetto di tutte le regole. Sembra incredibile, ma è vero. In Europa è così!

Sull’autostrada c’è anche un breve tratto in tunnel: una struttura “a doppia canna di fucile”: in ogni “canna” un senso di marcia fatto di due corsie.

E ci sono anche i lavori in corso, per raddoppiare i tratti ancora in singolo. Il disagio c’è: perché ad un certo punto tutto si restringe ad una corsia. Rallenti un po’, ma non mi sono mai fermato.

A completamento di questo quadro di azione integrata nell’ambiente esistente, sono stato colpito dall’uso diffuso dei tetti fotovoltaici che viene fatto in queste campagne. I tetti delle fattorie e delle case sono tutti decisamente spioventi: delle cuspidi acuminate che servono a scaricare la copiosa neve che l’inverno qui dispensa sempre con generosità. Ebbene: quella metà del tetto esposta a sud viene spessissimo ricoperta di un sistema fotovoltaico che permette di ricavare energia elettrica indefinitamente. Non ho visto niente di simile nelle nostre campagne. Eppure non è l’Italia il paese del sole? E perché deve essere un’anonima fattoria del contado di Augsburg ad adottare questa soluzione e non una di Casalmaggiore? O, procedendo verso sud, perché non devo vedere queste cose diffusamente presenti nel Cilento, nelle Puglie, in Sicilia ed in Sardegna?

In Germania la “fame” di sole della gente è tale per cui, anche a Febbraio, quando c’è il sole, chi ha la “cabrio” va in giro decappottato, anche se ci sono 10 gradi sotto zero! E questi qui rivestono i tetti delle loro fredde fattorie per produrre elettricità, mentre da noi, patria delle estati a 40 gradi non si fa praticamente nulla? Chi è il “cretino”? L’Italiano o il Tedesco? Boh!

Giunti a Monaco, come accennavo prima, il cartello di delimitazione del comune segna uno stacco effettivo fra l’ambiente rurale e quello urbano. Si passa davvero dalla campagna alla città. Questa è la prima cosa che colpisce chi arriva o chi lascia Monaco.

Continuiamo a seguire le indicazione del navigatore, che ci deve portare all’albergo. La sistemazione è posta abbastanza vicino alla sede della multinazionale, sita in St. Martin Strasse. Immancabilmente, avvicinandosi all’albergo, si passa per il Mitteler Ring. Anche Monaco, come Milano, è fatta di circonvallazioni concentriche. Questo Ring è il più importante: è l’equivalente della circonvallazione esterna di Milano, quella di piazzale Lotto, per intenderci.

Il Ring è fatto di tre corsie per senso di marcia e spesso soffre anche lui di problemi di traffico. Quello che mi colpisce è che il Ring, appena può, si inabissa in tunnel. Moltissime tratte, comprensive di svincoli, sono in sotterranea. Dove non è così, la trincea regna sovrana. Essa è corredata di tutte le strutture fonoassorbenti del caso, ed anche qui quelle incurvate descritte precedentemente hanno il sopravvento. Anche in città si vedono applicate le stesse regole che avevo già notato sul tragitto autostradale. Dove vedi accorgimenti di questo tipo a piazzale Lotto?

E’ evidente che in Germania esistono delle regole e vengono fatte rispettare. Avranno anche loro i loro “furboni”, ma il livello medio di coscienza e senso civico è nettamente superiore al nostro. La sensazione che ho avuto su questo tipo di questioni “viabilistiche” è che, semplicemente, in Germania hanno fatto quello che andava fatto “a regola d’arte”. Non c’è niente di improvvisato, né di “sacrificato” al bilancio. E questo lo si vede anche nella vita spicciola.

In centro, a MarienPlatz, la loro piazza centrale, importante come la nostra piazza Duomo, è un crogiolo di razze ed etnie: non ho mai visto concentrate in un solo punto tante donne islamiche completamente nascoste, dalla testa ai piedi, in quei loro abiti neri che le riducono ad una coppia di anonimi occhi, come a MarienPlatz. E’ segno che ci sono anche là tantissimi immigrati. E poi vedi gente da tutta Europa, dall’Africa, dall’Asia. Eppure non ha mai la sensazione di trovarti altrove: sei in Germania, si parla tedesco, i negozi hanno le insegne in Tedesco: “Griechiste Restaurant” col simbolo della Paulaner annuncia un ristorante greco.

Ma questo è un altro discorso.

Ciao.

F.

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