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Mamma mia dammi cento lire

Ascoltare il telegiornale di questi tempi una certa inquietudine la suscita. Dopo 150 anni si decide di festeggiare degnamente l’Unità d’Italia, per ottenere la quale moltissimi patrioti si sono immolati e immediatamente ‘tutti si dividono’ sulle modalità. Addirittura ci sono esponenti di Regioni a Statuto speciale come la Provincia di Bolzano, nella persona di Luis Durnwalder, che si dissociano. Insomma, finchè si tratta di prendere soldi (mungere?) e agevolazioni dallo Stato Italiano si sentono vicini vicini alla nostra Nazione, per voltarle poi immediatamente le spalle su questioni di Lana Caprina. Fossero almeno stati zitti ci avrebbero guadagnato come al solito. Attendiamo quindi che si aggiungano all’elenco la Sardegna, la Sicilia, lo Stato Vaticano, San Marino e tutti gli altri che fin quando c’è da mungere si uniscono ma sulle questioni di principio si dividono. Alla faccia dell’Unità.

In generale non mi sento tanto filo USA, perchè li trovo un po’ invadenti se non prepotenti, ma facendo un veloce confronto, soprattutto in relazione su quanto sta ultimamente accadendo nel nostro paese, alcuni aspetti degli americani non mi dispiacciono. Intanto, escludendo casi veramente eccezionali (ex. Water Gate), un’amministrazione americana resta in carica per tutto il mandato. In Italia, dura in media circa due anni, di qualsiasi coalizione si tratti  . Considerando che in media in Italia, di qualsiasi coalizione si tratti i primi sei mesi di ogni legislatura vengono utilizzati per smontare quanto fatto da quella precedente si intuisce come mai il nostro paese da anni ‘resti fermo al palo’.

Torniamo poi sul discorso dell’Unità d’Italia. Fosse per me non sarebbe da festeggiare degnamente solo in occasione del 150esimo. L’Indipendence Day americano mi sembra un buon esempio. Non è che negli USA ogni anno si verifichi il cinema che qui in da noi si svolge perchè si è deciso di festeggiare l’unità nazionale. Perdita di produttività? Ma per favore, cerchiamo almeno nella farsa di mantenere un minimo di dignità. USA docet.

In Italia per quattro festini è da mesi che un intero paese è bloccato politicamente. Destra, sinistra e centro si sono dimenticati completamente degli italiani e passano il tempo a discutere se, come, quando e con chi il presidente del consiglio si è tolto le mutande, se ha il culo flaccido o invece è uno stallone d’altri tempi. Ma per favore. Negli stati uniti han beccato la stagista sotto alla scrivania, prove schiaccianti, presidente puttaniere ma quello che è venuto fuori è solo l’ombra di tutto il casino che stan facendo qui da noi. Và mettiamoci anche il presidente francese che appena eletto ha spedito in pensione la moglie per mettersi con la modella (italiana per giunta e che con il paese d’origine più volte ha preso le distanze quasi fosse un’onta). Và dai mettiamoci anche il Carlo d’Inghilterra con la Camilla e con la poco chiara dipartita di Lady D.

Insomma, trovo che nel nostro paese si continui a cercare di voler fare gli americani ma con mentalità italiana. Anche in molte realtà produttive troviamo manager che sono pallidi fantasmi di quello che negli USA vuol dire essere manager. Strapagati, stracoccolati, staviziati e pieni di sè molti manager nostrani giocano a fare gli americani all’italiana. E poi ci stupiamo che molte aziende italiane ‘restino al palo’ o vadano a gambe all’aria. Ma per favore, almeno abbiano il coraggio di non prendersi così sul serio. Salvo alcuni stranoti esempi, la maggior parte dei manager italiani verrebbero utilizzati come stuzzicadenti dai loro omonimi targati USA.

Non addentriamoci poi in altri settori come per esempio l’istruzione o la ricerca. Insomma, alla fine di tutto mi rimane sempre l’idea che l’Italia sia un paese vecchio dentro e troppo lento (anche se in apparenza sembra agitarsi un casino). Purtroppo ho paura che questa volta la situazione generale sia veramente cupa. E’ vero che in questo modo il nostro paese se l’è cavata in situazioni apparentemente peggiori riuscendo in qualche modo a venirne fuori, ma nell’attuale riassetto globale temo che lo ‘stile’ nostrano possa non bastare.

Vabbè, per concludere questa serie di inquietudini non resta che accettare il fatto semplice e ovvio che in un paese totalmente diviso, anche nelle realtà che apparentemente o dichiaratamente si definiscono unite, una festa come quella che si vorrebbe celebrare il prossimo 17 marzo appare effettivamente e assolutamente inutile. Per quanto mi è dato notare infatti l’Unità d’Italia ‘ha da venì’. Anzi, ancor peggio, forse da domani ci sveglieremo divisi in Cantoni ma a differenza ancora degli USA sarà difficile riuscire a riunirli tutti in una bandiera unica e condivisa.

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