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Lavoratore sei stato truffato!

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In attesa di vederlo all’opera anche su CityCool (milano.citycool.it)ospitiamo di seguito una nuova interessante riflessione di Giuseppe Maneggio. Per forza di cose e per quanto possa sembrare banale il concetto, quello che ci troviamo a vivere oggi è il risultato delle scelte o delle mancate scelte fatte prima. I modelli che in un primo momento sono sembrati efficaci e inossidabili, alla prova del tempo si sono dimostrati fallaci. Nel suo contributo Giuseppe evidenzia un nuovo punto di vista e una nuova rilettura storica di quanto avvenuto nell’immediato dopo guerra, che molto probabilmente ha condotto all’attuale involuzione del mondo del lavoro, sotto il punto di vista del dipendente salariato.

Come di consueto, ringraziandolo per il contributo gli cediamo la parola, ricordando che altri pensieri possono essere consultati direttamente sul suo blog all’indirizzo http://giuseppemaneggio.blogspot.com.

LAVORATORE SEI STATO TRUFFATO
di Giuseppe Maneggio

Benito Mussolini nell’ultima intervista (che passa come il suo testamento politico) rilasciata al giornalista Gian Giacomo Gabella, fra l’altro disse: “Il colmo è che i nostri nemici hanno ottenuto che i proletari, i poveri, i bisognosi di tutto, si schierassero anima e corpo dalla parte dei plutocrati, degli affamatori, del grande capitalismo”. Dopo quattro giorni venne assassinato (e ancora oggi non si sa come!) e il suo corpo appeso per i piedi a Piazzale Loreto.

Pochi giorni prima, esattamente l’11 marzo, Nicola Bombacci, uno dei fondatori del Pcd’I (Partito Comunista d’Italia) parlando al Teatro Universale, di fronte alle commissioni interne degli stabilimenti industriali, fra l’altro disse: —>>> 

—>>> “Il socialismo non lo farà Stalin, ma lo farà Mussolini che è socialista…”. Ma già in precedenza, a dicembre 1944, Bombacci visita la Mondatori, già socializzata traendone sorpresa ed emozione, così scrisse a Mussolini: “Ho parlato con gli operai che fanno parte del Consiglio di gestione, che ho trovato pieni di entusiasmo e compresi di questa loro missione. Hanno detto che gli utili di questi primi mesi ammontano a circa tre milioni”.

Tra la fine di quell’anno e i primi mesi del successivo parla a Como, Busto Arsizio, Pavia, Venezia, Brescia, privilegiando sempre il contatto con il mondo del lavoro.

Decisamente più significativa l’assemblea tenuta il 13 marzo allo stabilimento industriale dell’Ansaldo di fronte a più di un migliaio di operai. Bombacci parla di conquiste sociali operate dal fascismo, raffronta le condizioni del lavoro italiano con quelle degli altri Paesi e continua: “Fratelli di fede e d lotta, guardiamoci in viso e parliamo pure liberamente: voi vi chiederete se io sia lo stesso agitatore socialista, comunista, amico di Lenin, di vent’anni fa. Sissignori, sono sempre lo stesso, perché io non ho rinnegato i miei ideali per i quali ho lottato e per i quali, se Dio mi concederà di vivere ancora lotterò sempre. Ma se mi trovo nelle file di coloro che militano nella Repubblica sociale italiana, è perché ho veduto che questa volta si fa sul serio e che si è veramente decisi a rivendicare i diritti degli operai”. Iddio non concesse a Bombacci di vivere ancora per molto: poco più di un mese dopo fu allineato a ridosso del muretto di Dongo insieme ad altri compagni di fede e fucilato dai partigiani. Poco prima della scarica, alzò il braccio nel saluto romano e gridò: Viva il socialismo.

Ora tu, operaio di Termini Imerese che fra poco non avrai più il lavoro, ringrazia Mario Berlinguer e i suoi compagni, essi ti hanno tolto la possibilità di godere della “ripartizione degli utili, destinandoli in parte ai lavoratori”. Il testo così continua: (Il Consiglio di Gestione) decide inoltre sulla stipulazione dei contratti di lavoro aziendali con le associazioni di lavoratori e su ogni (attenzione! Questo compete a te, licenziando) altra questione inerente alla disciplina e alla tutela del lavoro nelle imprese. In altre parole, caro lavoratore che stai per perdere il posto di lavoro, Mussolini, con la legge sulla Socializzazione, ti faceva compartecipe, insieme al dirigente e al proprietario dell’azienda, non solo alla partecipazione degli utili, ma anche alla gestione dell’azienda.

Questa Repubblica nata dalla Resistenza, nella sua Costituzione riconosce, nell’articolo 46 attesta: “Ai fini della evoluzione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la repubblica riconosce il diritto (sic!) dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalla leggi, alla gestione delle aziende”. È trascorso molto più di mezzo secolo da quelle enunciazioni, tu, operaio che hai perso il lavoro ne hai più sentito parlare? Perché?

Non te lo sei mai chiesto? Allora proverò a spiegartelo io e sfido chiunque a contestarmi: ripropongo quanto sopra ho scritto, e cioè: Mario Berlinguer (e i suoi compagni), essendo un superproprietario terriero, ha curato i propri interessi, interessi che sarebbero stati intaccati dalla Legge sulla Socializzazione, allora approfittando della “mancanza di sensibilità politica e nazionale delle maestranze e della loro ignoranza”, in nome della democrazia e della libertà ha riconsegnato i lavoratori all’arbitrio del capitale.

Tu, lavoratore, potresti obiettare che quel che era valido settanta anni fa, oggi non lo è più. Riporto un pensiero dell’avvocato Manlio Sargenti: L’idea della partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’azienda del processo produttivo e, più ampliamente, al governo dello Stato è, a mio avviso, più che mai valida come unica alternativa ad una esperienza comunista dimostratasi fallimentare e ad una soluzione liberaldemocratica dei problemi della società e dello Stato che rivela ad ogni passo le proprie contraddizioni. È un’idea per il futuro, per la quale bisognerebbe combattere (…).

A te lavoratore di Termini Imerese e a tutti coloro che si trovano nelle stesse tue condizioni, desidero farti osservare un’ultima cosa: se la tua azienda fosse stata socializzata, solo tu avresti potuto considerare la chiusura, perché oltre al proprietario, anche tu saresti stato compartecipe alla proprietà dell’azienda. Ora sai chi devi ringraziare delle tue sventure: il compagno Berlinguer e tutti coloro che ti avevano promesso il paradiso rosso, tutti compagni che altro non erano se non scherani del grande capitale plutodemocratico.

Quel che ho scritto ripetutamente, lo ripeto: “Sei stato truffato”, e questa truffa si perpetua da quasi settant’anni.

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