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La Rete della Pubblica Amministrazione… nodi da sciogliere

Ricevo dall’architetto Fabrizio Allegro e molto volentieri pubblico, un approfondimento legato al ruolo delle Province e dell’organizzazione generale alla quale partecipano, le cui decisioni sempre più frequentemente si ripercuotono in modo ‘stonato’ sui singoli comuni amministrati, così come da tempo sta avvenendo per la nostra Paderno Dugnano.

 

Lascio quindi volentieri la parola a fabrizio:

Scrivevo della realtà di Milano e della sua dimensione sconfinata, soprattutto a nord della città.

Il fenomeno della conurbazione ha portato un termine nuovo con cui spesso si definisce questo tessuto densamente urbanizzato, ovvero la “Città Metropolitana”.

E Milano è un cantiere aperto, in cui molteplici interventi edilizi (per lo più dei privati), stanno trasformando la capitale del nord  d’Italia in modo radicale.

Sono soprattutto le infrastrutture, i collegamenti, la rete della mobilità a denotare questa trasformazione, ma molti sono anche gli interventi mirati, quelli “puntuali” che presentano anche realtà nuove per la storia di Milano, come il cambiamento del suo skyline.

In questa realtà di città diffusa, la Provincia di Milano sembra poter ancora dire qualcosa insomma.

D’altra parte è forse una mezza baggianata quella che molti propongono (ma solo nei programmi elettorali che poi si dimenticano di attuare) ovvero la loro soppressione.

Ed infatti è vero che un ente è facile da costituirsi ed è quasi impossibile da sopprimere; di fatto la prima proposta di abolizione delle Provincie è della fine degli anni ’60.

La recente Finanziaria ha tagliato alcune di queste realtà, ma non ha interessato certo l’istituto delle Provincie, peccato ?

Ho letto un editoriale su un quotidiano, in questi giorni, che definiva le Provincie come “arbitri della pianificazione del territorio”.

Ed infatti un tempo era nelle competenze della Regione la amministrazione di quelle realtà del territorio che interessano più di un confine amministrativo, realtà sempre più delegate alle Provincie, a cominciare dalle Autorizzazioni Ambientali.

Certo che un ente di livello superiore a quello del singolo comune potrebbe avere un occhio di riguardo ed una maggior responsabilità anche nel governo del territorio, o almeno di quegli insediamenti o realtà ambientali che non hanno una delimitazione fisica netta o che potrebbero avere ripercussioni su scala vasta, ma qui passiamo dal mondo dei sogni a quello della realtà.

L’esempio di aspre decisioni che si stanno operando nel programma delle infrastrutture della Provincia di Milano, e che investiranno Paderno Dugnano, ne sono l’emblema.

La sovrapposizione amministrativa è però sinonimo di aumento della spesa e se si pensa che le Province costano oltre l’1% del Pil, c’è da riflettere seriamente sulla loro utilità o perlomeno del loro funzionamento.

L’unità percentuale sembra nulla, ma questo 1% corrisponde ad un risparmio della spesa pubblica di circa 14 miliardi di euro, come dice il presidente di confindustria Marcegaglia.

Basti pensare che la spesa per tutte le Forze Armate dello stato Italiano è pari a circa il 2% del Pil. Sembrano dati modesti, ma al loro confronto si tocca con mano cosa realmente sia questa pachidermica macchina amministrativa.

Si potrebbe intraprende un cammino virtuoso a cominciare dalla riorganizzazione degli enti che si sovrappongono alle Provincie, come i Consorzi, ma forse anche operando un maggiore controllo verso le proliferanti Società con partecipazione Pubblico-Privato.

Se desideriamo un sistema dello stato moderno ed una organizzazione semplice, qualsiasi processo di riforma deve necessariamente trattare questa evoluzione, e quindi il risultato deve portare l’utilità  ai cittadini e non esserne dannoso.

Scrive il presidente Miozzi della Provincia di Verona:

I costi si diminuiscono attraverso una riforma dei comuni perché non è possibile avere tanti comuni con meno di 1000 abitanti. Questi sì che sono grandi costi”.

Non ha torto, il cambiamento, almeno in questo campo, può essere avviato dal basso.

Il ruolo della pianificazione del territorio è invece un tema sul quale questo genere di ente potrebbe acuire il proprio controllo anche promuovendosi come arbitro tra gli enti locali.

Ma ci vuole una conoscenza e una attenzione per le realtà locali e non la subalternità ai problemi della città di Milano.

La struttura di questi enti rinnovati, potrebbe presentarsi con una forma nuova.

Anziché frammentare le attività e le competenze nei soliti Assessorati con le solite deleghe (Trasporti, Parchi, ecc) perché non proporre una struttura più “consapevole” del territorio stesso ?

Insomma le deleghe non potrebbero essere esercitate da “mini-governatori” che operino non più per aree tematiche ma per complessivi ambiti territoriali ?

La realtà della provincia presenta almeno 4 realtà morfo-tipologiche simili, e che per semplificazione si possono sintetizzare con i distretti, perché no, legati ai punti cardinali.

Il Sud di Milano ha delle connotazioni territoriali del tutto differenti da quelle del Nord Milano, e anche delle caratteristiche differenti cui dare risposte differenti, e così via.

Nella struttura attuale delle Provincie un Assessore ragiona nello stesso modo sia che operi le sue scelte a Paderno D. o a Magenta, e questo non è più condivisibile se gli obiettivi sono di livello Provinciale o di area Vasta. Può esserlo nel singolo comune, ma non ritengo sia la stessa cosa a livello provinciale, come non lo è a livello regionale.

Più distante sei dal territorio meno risposte adeguate potrai dare.

Non so quali possano essere i limiti di questo immaginario “nuovo ordinamento”, certo è che può valere per le grandi città che hanno situazioni molto complesse ai loro margini e che sono chiamate a dare risposte significative al fenomeno della “densificazione” delle città stesse.

E questa proposta credo sia una forma organizzativa interessante perché oltre che investire di maggiore responsabilità i “mini-governatori”, questi potrebbero garantire una maggiore conoscenza, radicamento, cura ed attenzione al territorio a loro assegnato, portando la loro esperienza e competenza dagli stessi territori che vorrebbero governare.

In questo panorama diverrebbe necessario misurare prima le competenze degli eletti, ed affidare loro, ed in modo oculato, gli ambiti territoriali di programmazione affinché nelle politiche di governo sia esplicita una corrispondenza con i bisogni dei cittadini della città metropolitana.

In questo modo la Provincia potrebbe dare risposte adeguate ai bisogni di una comunità che tendano oltre al confine amministrativo, senza prove di forza o strappi nei confronti di questo o quell’altro territorio.

 Fabrizio Allegro

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