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La politica che cambia

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Quello che apprezzo dell’attuale situazione politica italiana in generale e, dei partiti che ne sono alla guida in particolare, è la capacità di cambiamento e adattamento. Ritengo siano doti fondamentali in un periodo di crisi dove quasi quotidianamente si è costretti ad aggiustare il tiro per adattarsi alle improvvise e mutate condizioni generali. Forse è l’atteggiamento corretto per uscire dalla grave situazione che stiamo vivendo.

Che questo sia l’atteggiamento giusto sembra averlo compreso anche Di Pietro, che devo confessare mi ha sorpreso positivamente ieri con il suo appoggio a Calderoli e alla Lega, dando di fatto (e partecipando) al via ufficiale del federalismo. Che poi lo stesso Di Pietro sia arrivato a dichiarare (ndr. in un’intervista a Repubblica): “Per la verità in commissione qualcuno aveva votato a favore – spiega – qualcuno contro e qualche altro si era astenuto, poi ha prevalso la linea arrivata dall’alto. Quella di stare alla finestra, come fa sempre anche l’Udc. Ma dico io, puoi restare a guardare senza essere nè carne nè pesce? Che ci stai a fare allora in Parlamento? Il pachiderma Pd nemmeno stavolta è riuscito a svegliarsi”. Giuro, da Di Pietro non me lo sarei mai aspettato e lo apprezzo per la lucida analisi e la capacità di adattamento.

Certo che un partito come il PD bacchettato anche da Di Pietro e con i limiti oggettivi che lo stesso ha evidenziato, pretenda —>>>

 

—>>> di tornare a governare il paese in un momento di crisi, lo trovo un po’velleitario. Forse il PD dovrebbe prima di tutto dimostrare di riuscire a fronteggiare e risolvere le crisi, iniziando da quelle che ormai da troppo tempo lo stanno devastando dall’interno.
In ogni caso, mi sembra che la vicenda dell’accordo tra Lega e IDV sul primo passo del federalismo sia un riconoscimento anche all’abilità politica e di mediazione della Lega, che è riuscita a sostenere le proprie tesi convincendo quello che a prima vista, appariva l’avversario più accanito dell’attuale maggioranza.

Fossi nell’opposizione rivaluterei lo spessore della Lega e non la liquiderei con troppa superficialità. Tra le recenti scelte della maggioranza vedo infine nella stessa ottica di capacità di adattamento, anche la dichiarazione di non poter ulteriormente abbassare le tasse. Attenzione, non è stato dichiarato che verranno aumentate per fronteggiare il momento di crisi, semplicemente che contrariamente a quanto si auspicava non vi sono le condizioni per diminuirle ulteriormente. Credo si chiami coerenza.

Le considerazioni avanzate fino ad ora a livello nazionale mi sembra possano essere in qualche modo essere applicate anche a livello locale. A Paderno Dugnano l’intera compagine dell’opposizione sembra improvvisamente essersi ringalluzzita solo all’ipotesi di possibili conflitti all’interno della maggioranza, confidando strenuamente in un effetto domino che possa ripercuotere su tutto l’hinterland del nord Milano, quanto accaduto nei Comuni di Senago o Cesano.

Ritengo che, dopo i risultati delle recenti elezioni regionali e l’aumentato consenso raccolto dalla Lega era pur prevedibile che sarebbero stati necessari degli aggiustamenti e un rimpasto (con la sinistra e le mega coalizioni che metteva insieme erano all’ordine del giorno). Se lo stesso risultato uscito dalle urne ha avuto ripercussioni sul governo nazionale non vedo perchè le realtà locali avrebbero dovuto esserne immuni. Ok, sono stati aggiunti due nuovi assessori mentre si è probabilmente dimesso il presidente di un consiglio di quartiere. Tutto qui? E su questa possibile incrinatura un partito disgregato basa tutta la sua strategia di rivalsa?

Personalmente sono sempre convinto che un partito come il PD invece di sperare di tornare a governare confidando che una delle gambe del cadreghino del sindaco ceda, dovrebbe puntare invece a riconquistarsi l’elettorato con proposte concrete, soluzioni e alternative maggiormente appetibili.

A Paderno Dugnano ci si è sempre lamentati dell’inattività del sindaco e della scarsa attenzione prestata a un settore come quello dei servizi sociali. Come già scrissi in un post precedente (qui) ben venga la presa di coscienza da parte del sindaco e il successivo coraggio nell’operare la conseguente scelta di abbandonare una delega e nominare un assessore dedicato ai servizi sociali. Contemporaneamente si è dedicata una persona a un settore strategico per la città e chi fino ad ora era stato criticato di non far nulla si occuperà di altro. Come dire, tra il ‘nulla’ è ‘qualcosa’ mi sembra sia sicuramente preferibile il ‘qualcosa’.

Potrebbero solo peggiorare le cose se il neoeletto Ghioni iniziasse a operare scelte sbagliate e scellerate, ma considerata la sensibilità e l’esperienza maturata nel settore, l’ipotesi mi risulta difficilmente realizzabile. Stesso discorso vale per l’altro nuovo assessore. Tra quello che fino ad ora aveva fatto il sindaco e quello che potrebbe aver voglia il nuovo giovane assessore non penso nemmeno ci si debba perder tempo a ragionare oltre. Speriamo invece le venga data la libertà e l’autonomia di realizzare i progetti che ha individuato ed elencato durante la sua presentazione ufficiale. Per quanto riguarda invece il cambiamento di rotta riospetto all’iniziale dichiarazione di voler procedere solo con sei assessori ci vedo ancora il coraggio e la coerenza di aver preso atto che si trattava di una scelta sbagliata e di aver agito per risolverla. Almeno si è avuto il coraggio di tentare una strada differente. Sarebbe stato meglio se per coerenza le cose si fossero mantenute come erano fino alla fine del mandato? Dubito.

In tema di inattività haimè ci debbo inserire anche la presidente del Consiglio di quartiere di Paderno. Non che dal suo insediamento vi sia stata la possibilità di assistere a qualche iniziativa di quartiere particolarmente eclatante. Poi i motivi possono effettivamente essere legati alla mancanza di tempo, oppure alle ridotte risorse o attenzione da parte del Comune oppure ancora a una mancata elezione ad assessore. Volendo essere realisti, probabilmente al pari di Favrin che dopo l’assegnazione delle ultime nomine ha chiesto il divorzio, si può anche ipotizzare un risentimento della presidente Colpani che probabilmente vedeva la carica in quartiere come una sorta di parcheggio temporaneo in attesa si liberasse un posto in Consiglio Comunale. Solo il tempo e l’evolversi della vicenda potranno confermarlo.

Di certo, altri Consigli di quartiere come per esempio quelli di Palazzolo e di Incirano, in eguali ristrettezze si sono dimostrati sicuramente più attivi e propositivi. Se quindi anche la scelta della presidente Colpani può contribuire a rivitalizzare e migliorare il quartiere di Paderno, la cittadinanza non potrà che avvantaggiarsene. Insomma, far di un cerino l’incendio mi sembra la solita filosofia del PD che in attesa di decidersi a crescere autonomamente, affiancarsi e poi in seguito forse sostituirsi a chi attualmente è chiamato a governare, si limita a confidare in un passo falso o a ‘tirare per la maglia’ l’avversario. Come il calciatore che con il fiato corto non riesce a raggiungere l’avversario e non trova di meglio che trattenerlo per impedirgli di andare in gol. Come ha lasciato intuire Di Pietro così non si fa il bene del paese e si dovrebbe aver la capacità di sostenere le scelte che possono migliorare l’Italia, anche a costo di tapparsi il naso. Concludendo, fino a prova contraria sono ottimisticamente convinto che l’investimento del costo degli stipendi dei due nuovi assessori, si dimostrerà sicuramente inferiore ai benefici che ne deriveranno. Almeno rispetto a quelli raccolti fino ad ora. Insomma a livello nazionale e a livello locale per poter evolvere e sopravvivere è necessario cambiare. Restar legati a schemi, convinzioni e abitudini desuete o confidare nella disgrazia altrui, per poter ottenere un ruolo che non si è stati in grado di conquistarsi, non identifica certo al momento un interlocutore ideale per guidare il nostro paese in questo mare agitato.

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