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Il Web, Tam-tam dei tempi moderni

Habtamu sta tornando a casa e la vicenda ha lasciato a ognuno di noi domande e sensazioni che sta all’intimità personale di ciascuno interpretare ed analizzare, così come sarà ora solo compito del nostro giovane concittadino e della sua famiglia, ricercare nella tranquillità e perchè no nella routine, le risposte, una nuova consapevolezza e un nuovo equilibrio.

Sono tornato quindi velocemente per l’ultima volta sulla vicenda per collegarmi a un altro argomento che invece sarebbe interessante analizzare e sviluppare.

Mi chiedevo infatti, come ho visto hanno fatto molti altri in questi giorni durante le ricerche del piccolo Habtamu, quanto possa effettivamente essere efficace il Web in simili casi. E’ vero, grazie alle reti di blog, ai social network come Twitter, Facebook e Youtube decine di migliaia di copie dell’appello con la descrizione di Habtamu si sono diramate per i canali digitali di tutta Italia, ma quale potrebbe essere stata la loro efficacia? Tutti questi ‘luoghi’ digitali possono infatti essere ‘visitati’ solo attraverso dispositivi mobili che non tutti sono ancora avvezzi ad utilizzare.

Per raggiungere il loro scopo primario quindi gli appelli distribuiti via Web avrebbero dovuto incontrare qualcuno che stesse consultando il canale giusto (facebook, Twitter), con la voglia o la curiosità di approfondire l’argomento, al posto giusto e al momento giusto.

Il succo in definitiva è:quanto può essere l’efficacia di un appello via web rispetto alla classica foto in prima pagina alla locandina messa in evidenza nelle edicole o passata in video al notiziario? Solitamente la prima pagina di un giornale, ad esempio in treno o in autobus la leggono almeno due persone: chi ha comprato il giornale e chi gli sta di fronte 😀 . Addirittura la prima pagina esposta in edicola la ‘leggono’ tutti quelli che transitano per l’edicola anche se il giornale non lo comprano.

Quanti per esempio in questi giorni durante il suo viaggio hanno avuto davanti a loro Habtamu ma non stavano navigando in Internet ma leggendo un giornale o, vicini a qualcuno che il giornale lo leggeva? E’ sicuramente vero che le notizia Internet possiede una velocità inimitabile, ma è altrettanto vero che la mancanza di verifica e di garanzia delle notizie è maggiormente difficile e i numerosi allarmi fasulli, utilizzati continuamente da soggetti truffaldini, aumentano notevolmente la diffidenza dei cosidetti Internauti.

Sicuramente i nuovi strumenti digitali consentono a chiunque di rendersi utile e di contribuire per quanto gli è possibile a uno sforzo comune, che tutto sommato può rivelarsi preponderante. Chiunque può infatti organizzare un gruppo facebook, retwittare un messaggio, inviare mail o postare un commento utile ad aumentare visibilità a una notizia. In certi frangenti tutto è utile.

Nei primi passaggi inoltre l’autorevolezza della notizia è legata al fatto di provenire da qualcuno noto, al quale si è scelto di dare la necessaria fiducia per entrare tra i propri contatti sul particolare social network. Tuttavia, questa autorevolezza si annacqua abbastanza in fretta già dopo pochi passaggi.

Lo si vede normalmente con i blog, chiunque in una manciata di minuti può trasformarsi in un editore e dedicarsi alla divulgazione di contenuti su un particolare argomento. Ma l’autorevolezza di quanto divulgato?

Anche a livello locale su temi importanti, la divulgazione delle notizie e degli allarmi  spesso è stata inizialmente affidata ai canali digitali, ma fino a quando si è limitata a tali ‘ambiti’ la sua diffusione è rimasta limitata. Solo quando i cosidetti ‘organi ufficiali’ pescandola dal Web l’hanno rilanciata sui quotidiani, la diffusione di una particolare notizia ha subìto un’impennata sostanziale. Quante volte, ad esempio con la Rho-Monza, si è rivelata molto più efficace la vecchia distribuzione brevimano dei volantini, lo striscione o la pubblicazione sul quotidiano?

Non so, queste sono solo alcune delle domande che mi sono posto in questi giorni relativamente all’effettiva efficacia delle notizie veicolate attraverso Internet. Forse, l’ottimo in termini di efficacia si raggiungerebbe coniugando l’impareggiabile velocità del Web con l’autorevolezza di una fonte certificata.

Ad esempio, tralasciando per ora i dettagli, per vicende simili a quella di questi giorni, si potrebbe immaginare un canale ufficiale condiviso da tutte le edicole italiane. Ad accedere a tale canale, oltre agli edicolanti registrati, certificati e autorizzati potrebbero essere le forze dell’ordine. Nel caso di persone scomparse un’apposita locandina potrebbe essere condivisa direttamente dalle forze dell’ordine o da un edicolante del circuito che l’ha ricevuta da fonte degna di fiducia.

A quel punto, basterebbe semplicemente stampare la locandina e metterla in evidenza nella propria edicola. Questo sistema permetterebbe inoltre di concentrare la diffusione solo in particolari zone, città o regioni. E’ vero, sembra di tornare al Far-West con gli avvisi di Wanted, ma mi chiedo quanto sarebbe risultato efficace se in questi giorni uno di noi avesse potuto consegnare a un’edicola di Paderno Dugnano l’appello per la ricerca di Habtamu, sicuri di vederlo esposto nel giro di poche ore in evidenza in ogni edicola da Novara a Napoli.

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