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Dal voglio anche se non posso al potrei ma non voglio

Ieri sera sono riuscito ad ascoltare online solo l’ultima parte della seduta del Consiglio Comunale ma credo, fosse la più importante: quella relativa all’approvazione del tanto agognato bilancio.

Tutto sommato, la possibilità di ascoltarsi con calma i dibattimenti delle sedute offre la possibilità di potersi dedicare con attenzione ai ragionamenti che vengono fatti e in effetti, alcuni di quelli espressi l’altra sera tanto da esponenti della maggioranza quanto da quelli di opposizione mi hanno sollevato alcuni dubbi. In particolare mi è sembrato di cogliere finalmente con evidenza alcune effettive differenze tra le due scuole di pensiero, entrambe un po’ estreme.

Dell’infervorata arringa del capogruppo Coloretti del PD ad esempio mi sono rimasti in mente i passaggi nei quali critica all’attuale giunta la scelta di aver voluto estinguere i mutui precedentemente contratti dal Comune, con la conseguenza di congelare le necessarie opere a servizio della città.

In effetti quella della riduzione dei mutui non mi sembra una mossa sbagliata anche se poteva essere dosata opportunamente, garantendosi comunque  il necessario per poter avviare e condurre le necessarie manutenzioni, avviare eventuali opere e non ingessarsi nell’immobilità assoluta.

Qui mi sembra in effetti emergere un po’ la mentalità del PD del “voglio anche se non potrei”. Ok il PD potrà avere e, in alcuni casi ha avuto, buone intuizioni ma queste credo avrebbero dovuto essere proporzionate ai mezzi. Andare avanti a mutui prima o poi si paga e il pagamento risulta costante e impietoso.

Ok le opere di pubblica utilità, ma forse tra fare e strafare il giusto continua a stare nel mezzo. Personalmente ho sempre avuto il dubbio che alcuni arredi urbani siano tanto inutili quanto immagino siano stati onerosi? Erano necessari?

Di contro invece mi lascia perplesso il discorso del primo cittadino che insistendo di operare come il buon padre di famiglia lascerà una città senza debiti. Si ok ma in quali condizioni? Certe opere se affrontate subito costano nel complesso sicuramente meno che essere costretti a rivederle completamente quando ormai è troppo tardi.

Con questo ragionamento si sta arrivando all’estremo di sostituire il byuco lasciato da un sanpietrino con una cazzuolata di catrame. Di questo passo, con l’alternanza di sanpietrini e catrame su certi marciapiedi urbani potremo giocarci a scacchi. Ecco qui su un argomento apparentemente sciocco come quello dei sampietrini il succo del discorso: da una parte forse si potevano lasciar satre i sanpietrini per soluzioni meno costose e onerose in termini di manutenzione e dall’altra ci si deve assumere l’onere di mantenere la coerenza contestuale degli interventi che si vanno ad eseguire.

Mi spiace ma credo che il discorso della mancanza di fondi e dei tempi difficili più volte avanzato dalla giunta per giustificare mancati interventi possa sì contenere una buona percentuale di verità, ma anche una consistente dose di ‘convenienza’. Il fatto che quello dell’inerzia sia una caratteristica intrinseca nel modo di pensare dell’attuale maggioranza è dimostrabile su episodi banali come possono esserlo i sampietrini dei marciapiedi di cui sopra: la chiesetta del Pilastrello.

Cosa c’entra la chiesetta? E’ da più di un anno che la Giunta tentenna e tergiversa sulla concretizzazione dell’iter necessario ad approvare una sponsorizzazione gratuita per il rifacimento dell’impianto elettrico e di illuminazione dell’antico monumento. Gratuita! Qui ad esempio non rientra in alcun modo la mancanza di fondi, qui è più una questione di mentalità. Insomma, resto perplesso, da una parte mi sembra la situazione di chi compra il Suv potendosi permettere solo l’utilitaria mentre dall’altra c’è chi brucia i mobili di casa per non accendere il riscaldamento. I dubbi mi restano.

Concordo comunque sulla conclusione dell’intervento del sindaco: tra due anni sarà effettivamente difficile far capire ai cittadini quello che si è fatto.

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