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Ciao, sono Chiara, 46 anni,laureata in biologia faccio la receptionist

lavoro precarioCiao, sono Marco, 50 anni dirigente rispondo in un call center
Ciao, sono Chiara, 46 anni,laureata in biologia faccio la receptionist
Ciao, sono Sandro, 40 anni, laureato in informatica e inserisco dati per le ricerche di mercato.

L’elenco precedente potrebbe essere continuato con decine di migliaia di altre voci.

E’ questa la situazione italiana creata da una legislazione lacunosa, da sindacalisti impreparati o addomesticati e dall’ignoranza, dalla superbia e dall’arroganza di nostrani Marchionne de noartri.

Ho letto con interesse il post di Oscar Figus rilanciato l’altro giorno dal Blog La Scommessa di Giovanni Giuranna e, non ho potuto fare a meno di approfondire l’argomento, in base a quanto personalmente osservato in numerosi casi e numerose realtà.

Scrive Oscar nel suo post: “Da genitore sono sceso in piazza tante volte per una scuola migliore ma ancora non vedo sufficientemente diffusa la consapevolezza che l’Italia ne esce solo se si riparte dalla scuola”.
Condivido sicuramente il contenuto, anche se non considero esaustiva la conclusione. E’ si vero infatti che tutto parte dalla scuola, ma questa considerazione non basta perchè deve essere considerata nel complesso e, nel sistema generale che la circonda e, in un certo senso la soffoca.
E’ come agitare un bastone in uno stagno, appena si smuovono le acque i sedimenti e il putridume del fondo tornano a galla.

Purtroppo nel nostro paese questo accade ormai in tanti, troppi settori.
In ogni caso, io stesso oggi come genitore provo un certo imbarazzo a redarguire mio figlio quando si ribella lamentandosi dei compiti, della scuola e concludendo con la fatidica domanda: tanto a cosa mi serve.
Già, è la stessa domanda che aleggia nel post di Oscar e alla quale è possibile dare numerose risposte. Ma tra le tante risposte se c’è quale è quella giusta o almeno, più giusta delle altre?

E’ vero, tutto parte dalla scuola, ma poi dove finisce???
Ormai troppo spesso si perde nel dedalo delle aziende condotte approssimativamente, delle scelte sbagliate di imprenditori arroganti o degli opportunismi personali.

Come ho scritto nel commento al post di Oscar, oggi a disposizione dei vari Marchionne nostrani ci sono tanti e tali strumenti per consentirgli di fare quello che meglio credono.
In momenti sempre più frequenti accade che non ci si trova più davanti al concetto Fornero di essere choosy, ma piuttosto che a scegliere per te spesso siano gli altri.

Oggi ad esempio la cosidetta ‘cessione di rami aziendali’ è consentita e abusata con il beneplacito di una legislazione imprecisa e con questo strumento, le aziende ci sguazzano incuranti delle ripercussioni sulle competenze, le aspirazioni e le realizzazioni individuali, ma rispondendo semplicemente a tornaconti economici ed egoismi personali.

Anche l’abuso di forme contrattuali anomale come gli stage e le forme di collaborazione a tempo determinato, porta agli stessi deleteri risultati.
Il facile ricorso alla mobilità e alla cassa integrazione consente impunemente, con la scusa di una crisi che in molti casi per certe aziende realmente non c’è, di coprire con un colpo di spugna scelte sbagliate o azzardate.

Insomma, ci si può anche sforzare di partire bene iniziando dalla scuola ma si deve anche intervenire durante e dopo, in numerosi settori per non rendere vani gli investimenti iniziali.
Come in altri casi (ne scrissi ad esempio qui per un altro ambito) non ci si deve fermare o focalizzare su ogni singolo settore ma si deve sviluppare il ragionamento per l’intera filiera. Nel caso in questione, oltre a garantire una buona scuola, aggiornata , si devono predisporre le necessarie condizioni perchè chi lo sceglie, possa transitare in una Università al passo con il resto dell’Europa e, si garantiscano le giuste e tutelate condizioni finali di lavoro.

Ci devono essere TUTTE le condizioni per dare una risposta definitiva, coerente e credibile alla domanda: a che mi serve studiare.
In questo momento agli iniziali Chiara, Marco e Sandro chi avrebbe il coraggio di rispondere?

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