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11 settembre 2001, quell’istantanea che gelò il mondo

Un fatto curioso dell’attacco alle torri gemelle è che a distanza di 10 anni, la maggior parte di noi si ricorda esattamente e lucidamente dove era e cosa stava facendo. Un’immagine impressa nella memoria come le immagini su una fotografia.

Quel giorno per esempio mi ricordo esattamente che ero nel laboratorio della redazione di un portale Web dedicato alla tecnologia. Ero appena rientrato da una conferenza stampa e dopo un po’ che ero tornato un collega arriva e mi dice – Hey hai sentito? Un aereo si è schiantato su una delle torri gemelle a New York, ma non è tutto, poi ne è arrivato un altro e ha centrato l’altra. A quel punto ricordo benissimo di aver ribattuto: si e poi è arrivato Superman e ha rimesso tutto a posto. Forse era stata la calma con la quale il collega mi aveva riportato la notizia o il fatto di essere stato fisicamente su una delle due torri poco tempo prima e conoscerne le dimensioni, mi aveva sviato facendomi pensare a uno scherzo.

Solo quando cercando la notizia in rete ho trovato tutti i siti bloccati e a sprazzi sui pochi che rimbalzavano la notizia in rete conferma a quello che mi sembrava troppo grosso per essere vero, ho iniziato a crederci.

Aquel punto, l’unico pensiero che mi è balenato in testa è stato: siamo in guerra. Non mi sbagliavo.
Il fatto che tutti come me pensassero che quello alle torri gemelle fosse solo l’inizio di una offensiva globale l’ho avuto pochi mesi dopo, nell’aprile del 2002, quando un piccolo Piper si è schiantato sul Pirellone a Milano. Ero ancora nello stesso laboratorio e nella stessa redazione in piena riunione, quando ho sentito il botto e tremare il pavimento. Un presentimento, un commento con i colleghi – è successo qualcosa di grosso – e subito dopo le sirene.

Eravamo in via Parini, poco distante dal Pirellone e uscendo abbiamo potuto subito verificare cosa era accaduto. Il peggio è stato dopo quando ho impiegato ore a tornare a casa attraversando una città impazzita. Negli occhi delle persone la consapevolezza che si trattasse del successivo capitolo dell’attacco alle torri gemelle. Poi si è verificato che l’episodio milanese non era collegato al terrorismo ma quello che ho visto quel giorno sui volti delle persone che si aggiravano nei dintorni della Stazione Centrale era la paura di sentirsi scoperti, indifesi e inermi. Come poi più volte è stato ribadito nelle interviste ai vari personaggi, dopo l’11 settembre nessuno si sente più al sicuro.

A tutt’oggi secondo cifre confermate dal Dipartimento della Difesa sono 1.236 gli americani morti in operazioni correlate al conflitto. Ma il sito iCasualties.org, che tiene il conto dettagliato di tutti i caduti dell’operazione Enduring Freedom, riporta che i morti americani sono stati finora di più: 1.762 in tutto, e 2.711 quelli dell’intera coalizione (contro i 4.792 in Iraq).
Contando solo i caduti americani sono pressapoco 6.236, circa il doppio delle vittime presunte dell’attacco alle torri gemelle. Se ci aggiungiamo anche quelli superiamo abbondantemente un decimo degli abitanti della nostra città. Per rendere l’idea è come se vedessimo sparire uno su dieci dei nostri cittadini.

Un paragone inquietante che rende comunque la misura di cosa è scaturito da quel lontano giorno del 2001. E stiamo parlando solo delle vittime americane. Una follia. Oggi siamo più sicuri rispetto al 11 settembre 2001? Sinceramente non lo so. Di sicuro quel giorno ci ha cambiato e ha cambiato il nostro modo di vivere: per verificarlo a livello macroscopico basta paragonare la difficoltà a viaggiare oggi in aereo rispetto a prima del 2001.

Sono comunque convinto che una speranza ci sia e che sia costituita dai giovani. Un amico che per lavoro viaggia spesso in paesi islamici, mi racconta spesso dei suoi incontri con i giovani dei vari luoghi e mi ha sempre confermato che vivono con difficoltà e sofferenza le imposizioni religiose locali e non condividono l’avversione verso “l’infedele Occidente”. Mi ha particolarmente colpito un aneddoto riguardante i suoi viaggi da e per i vari paesi a maggioranza islamica. Quando sta arrivando a destinazione, quello che fino a pochi momenti prima era un tranquillo volo di coetanei vestiti all’occidentale, all’improvviso si trasforma in un turbinio di veli e foulard. All’arrivo è possibile distinguere senza ombra di dubbio chi è occidentale e ‘straniero’ da chi non lo è. Al ritorno stessa cosa ma al contrario e all’arrivo, sono tutti uguali. Forse a livello internazionale e nazionale una speranza c’è ancora. P.S. mi metto ancora tra i giovani 😉

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